28 maggio 2017
Aggiornato 20:30
socialfare

reBOX: «Ci siamo rimessi in discussione, alla ricerca del cliente perfetto»

I mentor del programma di accelerazione di SocialFare hanno invogliato Marco e Daniela a rimettere in discussione ciò che avevano fatto fino ad ora. Obiettivo? Capire le esigenze del cliente, per arrivare meglio a lui e fornirgli il servizio che desidera

TORINO - Un programma di accelerazione, lo dice la parola stessa, nasce per accelerare, per portare un progetto il più velocemente possibile, in modo consapevole e proficuo, sul mercato. Non un gioco da ragazzi: i ritmi sono serrati, molto spesso ci si trova a lavorare fino a tarda notte, con gli occhi incollati al computer e tazzine di caffè sparse sulla scrivania. Ma i sacrifici si fanno se, in cima alla salita, si prospetta la realizzazione di un sogno. Una corsa verso obiettivi chiari che, diciamolo, spesso si danno per scontati finché non ci si mette con le mani in pasta, su metriche, marketing e test con coloro che, il prodotto, lo dovranno usare per davvero. I risultati sono alla portata di tutti? Non sempre. Per scoprirlo abbiamo deciso di seguire le 5 startup selezionate da SocialFare | Centro per l’Innovazione Sociale che stanno attualmente seguendo il programma di accelerazione che li vedrà impegnati fino a inizio luglio. Ce la faranno a raggiungere i traguardi che si sono prefissati?

Marco Lei e Daniela Demasi, fondatori di reBOX, sono due persone eccezionali: basta guardarli negli occhi per capire che credono fermamente nel loro progetto, su cui hanno puntato praticamente tutto. Sarà che sono anche una coppia (e hanno un bimbo che li ha aiutati in qualche modo a capire il problema degli sprechi alimentari), ma la sintonia che si evince dalle loro conversazioni, fa presagire che ce la faranno. Il loro è un progetto importante perché va a colpire, cercando di migliorarla, la cultura di un intero Paese. «Vogliamo che le persone non sprechino più il cibo e che le campagne non siano più spot, ma continuative, come la nostra». E sperano di farlo anche grazie al contributo del team del programma di accelerazione di SocialFare.

Marco mi racconta che i ritmi non sono di certo facili: «Con il programma di accelerazione si sono aggiunte molte cose da fare, questioni che prima non avevamo considerato o che abbiamo dato per scontate. I nostri mentor ci hanno invogliato a rimettere in discussione buona parte di ciò che avevamo fatto fino ad ora, soprattutto in merito all’acquisizione dei clienti. In questo il team di accelerazione ci ha messo di fronte a numerose questioni sulle quali non ci eravamo interrogati». Già, perchè spesso è sufficiente l'analisi dettagliata da parte di un'imprenditore che il viaggio l'ha già fatto prima di te, per farti capire in che direzione è meglio andare. In particolare, i mentor che accompagnano le startup in questo percorso di accelerazione intensivo, sono stati selezionati da Réseau Entreprendre Piemonte, partner di SocialFare con la quale l'impresa collaborava già prima dell'accesso al programma di accelerazione.

reBOX è un contenitore per alimenti, di quelli che puoi usare al ristorante quando avanzi le pietanze e, no, non devi permettere che vengano gettate nella spazzatura. Se già Marco e Daniela hanno siglato numerose partnership con ristoratori in tutta Italia, la sfida è molto più ardua, cambiare la cultura della popolazione. E questa sì che è un’impresa: «L’obiettivo che ci siamo dati e che anche il team di accelerazione ci ha aiutato a individuare è capire esattamente chi siamo dal punto di vista della nostra clientela, chi è l’utente tipo che può usufruire del nostro servizio. Se riusciamo a comprendere le esigenze del nostro cliente, sapremo meglio come arrivare a lui». In poche parole, quella che in gergo tecnico si chiama profilazione utente, sulla base della quale poi saranno strutturate le dovute campagne di marketing.

Riusciranno Marco e Daniela a capire davvero quali sono i clienti su cui puntare? «Niente è semplice oggi e sicuramente ci spaventa molto l’idea di non raggiungere i risultati sperati. Ma stiamo anche imparando una nuova metodologia di lavoro che è quella che non dà mai nulla per scontato, che viaggia su binari precisi e su obiettivi chiari. Stiamo investendo del tempo, ma sono sicuro che questo carico di lavoro che, a volte, ti può portare allo stremo, ci aiuterà a raggiungere una produttività decisamente superiore nel futuro».