30 marzo 2017
Aggiornato 04:30
realtà virtuale

Da un'amicizia a una società che raccoglie subito 700k, la storia di Remoria VR

Un'amicizia, una società e un round di investimento di 700mila euro a pochi mesi dalla fondazione. La storia di Remoria VR

ROMA - Avere 25 anni, aver fondato una startup da pochissimi mesi e trovarsi già di fronte a un round di investimento da capogiro: 700mila euro. Arrivati un po’ da Invitalia Ventures, un po’ da LVenture Group e un po’ da altri investitori. Remoria VR vi dice qualcosa?

Da un’amicizia a una società
Ma partiamo dall’inizio perché Marco De Falco e Matteo Pisani si conoscono da un bel po’: «Quando Matteo mi mostrò il primo prototipo di quello che è oggi il nostro prodotto Lignum (che di fatto sembrava una pistola per controllare un gioco all’interno della realtà virtuale) mi disse che avrebbe potuto farlo diventare ancora più bello e complesso, ma soprattutto mi disse che avrebbe voluto farlo diventare una società. E’ stato così che gli ho detto di sì e abbiamo cominciato a lavorare per realizzare il nostro sogno».

Il controller per la realtà virtuale
Due ragazzi giovani e un mondo dai confini inesplorati, quello della realtà virtuale, un mercato in fermento con delle potenzialità infinite e una crescita del 50% da qui al 2020. E, soprattutto, un mercato che si appresta a toccare tutti settori, da quello puramente ludico a quello culturale fino ad arrivare allo smartworking. Solo che quando si parla di visori per realtà virtuale mobile all’occhio salta subito un limite, quello del controllo. «Quando pensiamo ai normali visori come Google Cardboard o Samsung VR ci rendiamo conto che questi possono essere controllati solo attraverso il movimento del nostro capo - ci racconta Marco -. Noi con Lignum abbiamo fatto un passo in più producendo un controller che renderà la realtà virtuale su smartphone più immersiva, wireless e molto più accessibile».

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Verso il futuro
Già, perché a conti fatti se ci immedesimiamo nella massa, riusciamo a capire quanto la realtà virtuale sia ancora vista come un mondo a se stante, per pochi, o per avventure che si possono vivere solo in determinati contesti, magari all’interno di un museo, con dispositivi che ci catapultano nella Preistoria, insieme ai dinosauri. Invece è importante che tecnologie come queste che rappresentano il futuro siano rese accessibili a tutti e nel modo migliore possibile. «Fare proiezioni future quando si parla di startup è difficile, ma credo che Remoria VR sia il futuro mio e Matteo, per davvero».