24 maggio 2017
Aggiornato 21:30
Molto più che una semplice rivoluzione sociale

Capsula Mundi, come diventare un albero dopo la morte

Capsula Mundi è un contenitore biodegradabile dove viene inserito in posizione fetale il corpo del defunto. Inserita come un seme nella terra, sopra di essa viene piantato un albero che crescerà e si alimenterà grazie alla biodegradazione. Un progetto innovativo, ma prima di tutto sociale sul quale vale la pena soffermarsi

ROMA - Incontro Raoul Bretzel in un afoso pomeriggio d’aprile in pieno centro a Roma. Parlando di Capsula Mundi - progetto di cui è fondatore insieme ad Anna Citelli - ci ritroviamo in un parco, in un verde selvaggio poco distante dalla stazione Termini. Ci guardiamo: è quello il luogo adatto per montare la telecamera e cominciare a parlare di innovazione, cambiamento culturale e sociale e molto altro ancora. Sì, perché l’obiettivo di Capsula Mundi è quello di trasformare i cimiteri in freschi e rigogliosi boschi.

Una trasformazione culturale e sociale
Sì, ma partiamo dall’inizio, perché Capsula Mundi è un mondo dentro un altro mondo, fatto di cultura e tradizione che, inevitabilmente, debbono incrociarsi e fondersi con quello che è il processo obbligato dell’innovazione e del cambiamento. Concretamente Capsula Mundi è un contenitore dalla forma «arcaica e perfetta», quella dell’uovo, realizzata con un materiale biodegradabile, nel qual quale viene posto il corpo del defunto in posizione fetale o le ceneri. La Capsula è messa a dimora come un seme nella terra. Sopra di essa viene piantato un albero, scelto in vita dal defunto, che verrà curato da familiari e amici, come un’eredità per i posteri e per il futuro del pianeta. «La scelta di una capsula a forma d’uovo e del defunto posto in posizione fetale non è stata fatta a caso - mi racconta Raoul -. Simboleggia la rinascita e porta inevitabilmente a concepire in un modo molto diverso quello che a conti fatti oggi è ancora un tabù, cioè la morte. L’albero, inoltre, rappresenta in molte culture l’elemento di congiunzione tra terra e cielo e quindi tra corpo e spirito». Sono ammaliata e chiedo a Raoul di proseguire

Ancora un limite legislativo
Attorno a una capsula c’è però tutto un bagaglio che Raoul e Anna si portano dietro ormai dal 2003, da quando sono partiti con questo progetto dove non c’è solo un prototipo - che è di fatto rappresentato dalla capsula biodegradabile - ma una vera e propria rivoluzione sociale e culturale peraltro, già in atto da diverso tempo in molti paesi anglosassoni dove è possibile piantare un albero laddove viene sepolto l’uomo. Il tema è di quelli delicati, ma la semplicità con cui l’affronta Raoul mi fa credere che questo possa prima o poi avvenire anche in Italia dove, malgrado alcuni cambiamenti in atto, il clima legislativo è ancora piuttosto ostile. «Secondo me l’uomo è pronto per questa rivoluzione - mi dice Raoul -. In questi anni abbiamo ricevuto centinaia di feedback positivi da tutte le parti del mondo che appoggiano il nostro progetto senza dubbi e fiduciosi di abbandonare prima o poi quelle tradizioni che vedono la morte come qualcosa si triste. Dal punto di vista biologico il nostro corpo si trasforma, generando altra vita».

Sul mercato con una capsula per le ceneri
«A breve lanceremo sul mercato un nuovo prototipo di capsula più piccola per contenere le ceneri - conclude Raoul -. Quindi dovrai tornare a trovarci perché sarà l’inizio di una nuova e straordinaria rivoluzione». Affascinata da questo progetto e felice di aver aggiunto qualcosa al mio bagaglio culturale stacco il microfono e ritiro la telecamera, conscia che la rivoluzione parte prima di tutto dalle persone e dalla loro capacità di innovarsi. E confido che questa incantevole soluzione possa prima o poi diventare una vera e propria scelta.