28 maggio 2017
Aggiornato 20:00
monitorare le sensazioni degli utenti

Biosphera 2.0: il primo eco-test umano nelle case a impatto zero

Dodici mesi, sei località, più di venti abitanti, un progetto complesso di monitoraggio ambientale e fisiologico: obiettivo è realizzare e testare l’autonomia energetica e il benessere di chi vive in un modulo abitativo all’avanguardia

COURMAYEUR - Si parla tanto di costruzioni a impatto zero, ma garantiscono davvero il benessere di chi ci abita? E’ ciò che si sono chiesti i fondatori del Progetto Biosphera 2.0 che hanno costruito un modulo abitativo itinerante dove effettuare esperimenti di correlazione tra gli esseri umani che ci abitano e le reazioni fisiche e fisiologiche che gli stessi hanno all’interno di un’abitazione completamente a impatto zero. E’ questo l’obiettivo di Progetto Biosphera 2.0 un progetto di ricerca unico al mondo nato dal Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino e l’Università della Valle d’Aosta – Université de la Vallée d’Aoste.

Un braccialetto rileva le condizioni fisiologiche dell’abitante
Da una parte testare l’autonomia energetica del modulo abitativo, dall’altra il benessere effettivo di chi ci abita. «Oltre agli stress del freddo e del caldo - ci racconta Mirko Taglietti - Biosphera affronterà anche due stress urbani a Milano e Torino. Il braccialetto di ultima generazione indossato dagli abitanti sarà in grado di rilevare la temperatura superficiale il ‘disagio termico’, il malessere o il benessere emotivo e la frequenza cardiaca sia a temperature rigide come quelle di Courmayeur sia elevate come quelle della prossima estate a Rimini». L’obiettivo finale di Biosphera 2.0 è quindi quello di capire se effettivamente queste costruzioni a impatto zero che sono richieste dall’Europa tra il 2020 e il 2030 dove tutti gli edifici dovranno diventare coogeneratori di energia siano in grado di garantire effettivamente il benessere di chi ci abita.