28 maggio 2017
Aggiornato 20:00
Medicina e tecnologia

Giornata mondiale dell'udito, quando la tecnologia incontra la medicina e diventa possibilità

Un impianto cocleare è un dispositivo altamente sofisticato che permette di stimolare direttamente il nervo acustico con stimolazioni di tipo elettrico. Funziona come un computer che riproduce suoni

TORINO - «Preferiamo chiamarla disabilità uditiva, perché chi nasce sordo, non è anche muto. E può ricominciare a parlare, può farlo davvero». Mi emozionano le parole del presidente dell’associazione APIC (Associazione Portatori Impianti Cocleari) di Torino, Paolo DeLuca. Perché la prima cosa che viene in mente quando si parla di sordità è il linguaggio dei segni e allora l’abbinamento ai «sordo-muti» diventa immediato, ma non è così. La tecnologia ha fatto passi da gigante: ha partorito endoprotesi che oggi, permettono a chiunque, ma davvero a chiunque, di ritornare a sentire.

La tecnologia nelle disabilita uditive
Quando sono entrata alla Città della Salute di Torino per l’intervista non mi aspettavo di trovare un’équipe così straordinaria: mi hanno accolto e spiegato come la tecnologia e, in particolare, l’impianto cocleare riesce ad oggi a risolvere senza difficoltà i problemi dei pazienti affetti da disabilità uditiva. «L’innovazione medica permette - mi racconta il dott. Andrea Canale - di diagnosticare la disabilità uditiva già ai primi mesi di nascita, laddove in passato poteva avvenire al compimento dei 2-3 anni di età». L’équipe guidata dal professor Albera segue il paziente in tutte le sue fasi, anche post operatorie, quando l’impianto cocleare è stato inserito e il cervello ha bisogno di ritornare a riconoscere i suoni dell’ambiente. Accanto a me e ai medici, mentre parliamo, c’è anche una bambina piccola. Ha appena subito l’intervento dell'impianto cocleare e l’audiometrista Carla Montuschi le fa suonare il pianoforte: «E’ un modo semplice per approcciarsi al mondo dei suoni», mi dice. Sì, perché per un bambino è più semplice adattarsi all’impianto cocleare. Cosa diversa per l’adulto che una memoria uditiva, se perde l’udito in età più meno avanza, c’è l’ha già. «Il processo di adattamento è lungo - mi spiega Davide Bechis, divenuto sordo a 7 anni -. Io avevo un netto ricordo, a esempio, del rumore della pioggia che non si associava per nulla al rumore che percepivo con l’impianto cocleare». Eppure, dopo diversi interventi subiti e circa un anno di adattamento, Davide è tornato a sentire, soprattutto dopo aver ricominciato a parlare al telefono: «Senza la tecnologia tutto questo non sarebbe possibile - mi racconta con un sorriso -. E’ stato come rinascere».

Come funziona un impianto cocleare
Per la spiegazione tecnica mi rimetto in mani esperte, del resto qui c'è un mix di tante cose e l'errore, benchè minimo, è dietro l'angolo. «L’impianto cocleare è completamente diverso dalla protesi acustica che amplifica i suoni - mi spiega il foniatra Massimo Spadola Bisetti -. Qui andiamo a oltrepassare la parte d’orecchio danneggiata, dove ci sono le cellule acustiche e stimoliamo direttamente il nervo acustico. Di fatto il dispositivo funziona come un computer che trasforma i rumori dell’ambiente in una stimolazione di tipo elettrico che va a stimolare il nervo acustico». Un concetto quindi totalmente diverso dalla semplice protesi convenzionale che prende il suono e lo amplifica. Di strada la tecnologia ne ha fatta e ne farà ancora molta. E tanta ne possono fare anche le istituzioni cercando di dotare le strutture pubbliche, le sale cinematografiche e i musei di nuove e innovative apparecchiature che possano facilitare il riconoscimento uditivo di chi ha dovuto subire un impianto cocleare, ma che comunque sente. E parla perfettamente. Ve lo posso assicurare.