24 maggio 2017
Aggiornato 21:30
Future

Quando lo smartphone sarà scomparso e internet sarà nella nostra testa

Dall'intelligenza artificiale degli assistenti virtuali alla realtà aumentata, fino ad arrivare alla costruzione e impianto di computer nei nostri cervelli. Cosa sarà il mondo senza smartphone

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ROMA - Un giorno, probabilmente molto prima di quanto lo crediamo possibile ora, lo smartphone scomparirà completamente dalla faccia della terra, come già hanno fatto e stanno facendo alcuni dei dispositivi che hanno caratterizzato la nostra infanzia. Vi ricordate il vecchio e caro mp3 con cui ascoltavamo la musica al parco? Oppure le cassette a nastro dei cartoni animati. Sì, certo. Li potremo collezionare gli smartphone e appariranno come un mausoleo sulla mensola del nostro salotto. Come succede ora come le antiche macchine da scrivere dell’Olivetti.

Device controllabili con la voce
Scenario impossibile? Non troppo. Basta unire i punti per capire che il futuro lontano dello smartphone non esiste. Anche se ci sembra, oggi, impossibile farne a meno e, di fatto, lo è. Ormai gli smartphone condizionano ogni singola parte della nostra giornata. E lo faranno sempre di più grazie all’intelligenza artificiale che ci consentirà di interagire con ‘loro’ semplicemente attraverso comandi vocali. Samsung, Apple, Microsoft e Amazon stanno implementando sempre più i loro assistenti virtuali, da Bixby (il nuovo assistente virtuale di Samsung) a Siri, da Alexa a Cortana. L’interazione con i nostri dispositivi diverrà sempre completa e fruibile, tanto che non saremo più solo noi a parlare con le macchine, ma saranno le macchine a parlare con noi. E questo è reso possibile da una tecnologia rivoluzionaria, il machine learning, che sviluppa algoritmi di apprendimento delle macchine stesse. Per intenderci, il device studia i nostri comportamenti e li impara al fine di poterli replicare.

Cos'è Magic Leap, la realtà aumentata che ti fa svegliare tra le meduse»

Le funzioni dello smartphone nello spazio intorno a noi
Ora, immaginate se poteste avere tutte le funzioni dello vostro smartphone davanti agli occhi, comandabili unicamente con la vostra voce. Le tecnologie di realtà aumentata, in questo senso, promettono di rivoluzionare il nostro futuro. E i Big le stanno già implementando. Microsoft, Facebook, Magic Leap stanno, infatti, lavorando allo sviluppo di tecnologie in grado di proiettare le informazioni direttamente sullo spazio visivo di fronte a noi, grazie alla realtà aumentata che, in questo modo, andrebbe a sostituire qualsiasi cosa abbia uno schermo. L’impatto è sicuramente notevole, soprattutto in termini di sicurezza. Se Facebook già sa e controlla ciò che vediamo o non vediamo sulla home del social network, pensate all’impatto che potrebbe avere sulla realtà aumentata, decidendo quindi se e come farci vedere qualcosa nel mondo intorno a noi. Fa venire i brividi, in effetti. In questa visione del futuro capite bene che Apple con i gli Air Pod si posiziona quindi un passo avanti, verso un mondo che, se non altro, non vede più la presenza di collegamenti fisici tra i device.

Le reti di cervelli connessi
Ma la vera rivoluzione, quella che segnerà l’effettiva scomparsa dello smartphone, sarà l'impresa epocale di Elon Musk il cui obiettivo è quello di costruire dei computer nel nostro cervello. Lacci neurali che si impiantano nel cervello o nella corteccia cerebrale con una siringa e che poi si aprono in un ventaglio di filamenti dotati di nanosensori. Una nanotecnologia rivoluzionaria che nel prossimo futuro potrebbe collegare le nostre cellule cerebrali con i computer. L’idea di impiantare delle reti artificiali nei cervello umano, però, lascia spazio a scenari piuttosto divergenti. Collegare il cervello a un computer potrebbe voler dire creare un insieme di cervelli connessi. Secondo alcuni questo scenario rappresenterebbe l’evoluzione progressiva di Internet. Se oggi ad essere connessi sono i computer, nel prossimo futuro potrebbero essere addirittura le nostre menti a essere connesse tra di loro. Avere dei chip impiantati nel cervello significa, infatti, condividere i propri pensieri con un annullamento completo quindi del concetto di privacy o, perlomeno, con nuovi suoi sviluppi. Tralasciando il problema etico della privacy per un momento, ciò che potrebbe accadere è la realizzazione di un uomo collettivo. Una volta che i cervelli solo collegati a una macchina, appunto, possono essere collegati tra di loro. In uno scenario forse un po’ troppo futuristico, potremo invitare qualcuno nei nostri pensieri. E pensate cosa potrebbe significare tutto questo. Anche da un punto di vista di policy.