24 maggio 2017
Aggiornato 21:30
business intelligence

Che professionisti avere per costruire un business sui Big Data

La rivoluzione dei dati è anche una questione di recruiting: non basta dotarsi delle ultime tecnologie, bisogna anche riuscire ad afferrare i migliori talenti digitali

Che professionisti avere per costruire un business sui Big Data (© Credit of courtesy by Adobe Stock)

MILANO – La rivoluzione dei dati è anche una questione di recruiting in modo da riuscire a coprire le diverse posizioni con i talenti migliori. Big Data Analytics Specialist, i Big Data Architect, i Data Scientist e i Chief Data Officer sono le figure più ricercate oggi nel campo dei Big Data.

Il petrolio della nostra epoca
Ogni epoca ha avuto il suo piccolo grande tesoro: il fuoco, l’oro, il carbone, il petrolio, la carta stampata. Il tesoro della nostra epoca sempre più immateriale è invece costituito dai dati, vero e proprio epicentro delle nuove strategie di impresa.  E non si parla di dati ‘semplici’, ma di Big Data, in quanto la loro raccolta è talmente estesa in termini di quantità, di qualità, di varietà e di velocità che qualsiasi altro termine risulterebbe per forza di cose riduttivo.

I Big Data creano la realtà
Ma da dove deve partire un business per costruire la propria strategia Big Data? Ovviamente dalle competenze giuste: impossibile trarre profitto da questa risorsa senza avere nel proprio organico delle figure professionali in grado di farlo. I dirigenti delle più grandi aziende italiane hanno già compreso da qualche anno l’importanza delle figure specializzate, e quelli delle Pmi lo stanno facendo ora: i Big Data non si limitano a descrivere, la realtà, la creano.  Dal manifatturiero alle assicurazioni, passando per la sanità ed il retail: tutti i principali settori si stanno confrontando con la digital trasformation e quindi anche con i Big Data, implementando le piattaforme tecnologiche necessarie ma soprattutto investendo nella ricerca e nella selezione di personale qualificato.

Come scegliere il candidato giusto
La rivoluzione dei dati, dunque, è anche una questione di recruiting: non basta dotarsi delle ultime tecnologie, bisogna anche riuscire ad afferrare i migliori talenti digitali. Ma quali nuove figure professionali hanno apportato i Big Data al mercato del lavoro? Basandosi sulle lavoro della propria agenzia di recruiting di Milano, Carola Adami, CEO di Adami&Associati spiega che «i talenti più ricercati dalle aziende in questo senso sono il Big Data Analytics Specialist, il Big Data Architect, il Data Scientist e lo ». Soprattutto quest’ultimo, secondo Gartner, entro la fine del 2017 sarà presente in almeno il 50% delle aziende internazionali, con la responsabilità totale sui data asset.

Le diverse figure ricercate
Il Data Scientist si contraddistingue invece per una mole di conoscenze trasversali in matematica, statistica e programmazione, per occuparsi a tutto tondo di data intelligence e di value: indispensabili, a questo scopo, un’esperienza professionale o accademica di alto profilo in Data Mining e in Machine Learning. Programmazione e statistica sono poi le competenze salienti del Big Data Analytics Specialist, vera e propria professione del futuro ma già oggi molto richiesta dalle aziende, le quali in questa figura ricercano un nuovo e più efficace timone del proprio settore di marketing. Il Big Data Architect, come suggerisce il nome, si occupa infine dell’infrastruttura in cui le informazioni verranno archiviate: dalla sua capacità dipende la possibilità dei colleghi di estrarre i dati puntualmente ed efficacemente. I Big Data hanno tutte – o quasi – le risposte che le aziende stanno ricercando. Il problema, però, è quello di essere in grado o meno di porre le domande giuste. Per questo motivo le quattro figure professionali sopracitate sono sempre più ricercate nell’epoca della digitalizzazione.

«Questi talenti non sono però facilmente reperibili sul mercato: di fronte ai Big Data si ha l’impressione di ritrovarsi davanti al culmine del cosiddetto digital mismatch, ovvero ad un vistoso disequilibrio tra domanda e offerta nel mercato del lavoro - ha dichiarato Adami -. Se la ricerca e la selezione di questi professionisti può essere difficoltosa, va anche sottolineato che è proprio per questo che esistono gli head hunter». I pochi ma capaci professionisti dei Big Data, dunque, sono le nuove prede dei cacciatori di teste: e così resterà ancora per qualche anno, almeno fino a quando l’ostacolo del digital mismatch sarà raso al suolo da una rinnovata partnership tra il mondo delle università e quello delle aziende.