28 maggio 2017
Aggiornato 20:00
efficienza energetica

Il depuratore Made in Italy che crea biometano dall'acqua di scarto

Si stima che il depuratore potrebbe arrivare a produrre quasi 342 mila chilogrammi di biometano, sufficienti ad alimentare oltre 400 veicoli per 20 mila chilometri all’anno

MILANO - Com’è fatto e a cosa serve un depuratore? Cosa significa economia circolare quando parliamo di gestione delle acque? E ancora, cosa si intende per #Waterevolution? Le sfide globali di oggi come l’inquinamento atmosferico e ambientale ci impongono di considerare e sviluppare tutte le soluzioni possibili per ridurre ed eliminare le emissioni provocate dai combustibili fossili che abbiamo utilizzato fino ai giorni nostri e che, purtroppo, ancora utilizziamo. L’economia circolare, tuttavia, in questo senso ha fatto enormi passi avanti, resa possibile dall’innovazione e dall’avanzamento tecnologico.

Il depuratore che produce biometano
Uno dei progetti più importanti che si stanno sviluppando nel nostro Paese è quello dell’impianto di depurazione di Bresso-Niguarda, alle porte di Milano. Con una superficie di 142.473,22 mq, l’impianto di Bresso-Niguarda rappresenta infatti uno dei depuratori più importanti e innovativi non solo della Lombardia, ma dell’intero Paese, sia per le tecnologie impiegate, sia per le attività di sperimentazione in corso. Qui Gruppo CAP ha infatti avviato l’estrazione di biometano dai reflui fognari: un progetto rivoluzionario che mira a trasformare i depuratori del gruppo in vere bio-raffinerie, in grado di generare combustibile green dalle acque di scarto. Una sfida quella di Gruppo CAP vinta su tutti i fronti. I risultati delle analisi effettuate dal CNR-IIA sul biometano prodotto dall’impianto evidenziano la conformità sia agli standard per l’immissione in rete che a quelli per l’uso in autotrazione, dunque adatta ai veicoli a motore.

Può sostenere 400 veicoli
Applicazione concreta di questo ambizioso progetto sostenuto da Gruppo CAP è la Fiat Panda Natural Power, frutto della collaborazione con FCA (Fiat Chrysler Automobiles). La vettura, alimentata solo con il biometano prodotto dai reflui fognari trattati nell’impianto di Niguarda-Bresso, ha già percorso in fase sperimentale 3.000 mila km del gli 80.000 previsti per il progetto. Secondo gli studi di Gruppo CAP il solo impianto di Bresso/Niguarda si stima potrebbe arrivare a produrre quasi 342 mila chilogrammi di biometano, sufficienti ad alimentare oltre 400 veicoli per 20 mila chilometri all’anno: in tutto, più di 8 milioni e 300 mila chilometri, equivalenti a oltre duecento volte la circonferenza della Terra.

Anche le microalghe
All’interno dell’impianto di depurazione si trova anche una coltivazione di alghe. Da qualche tempo Gruppo CAP, insieme all’Università di Milano-Bicocca, al Politecnico di Milano e a Fondazione Cariplo, sta sperimentando l’inserimento di microalghe nel processo di depurazione, per migliorare le performance dell’impianto dal punto di vista ambientale ed energetico, in nome dell’economia circolare. Queste microscopiche alghe, infatti, possono migliorare la qualità dei reflui, riducendo il contenuto di microinquinanti in modo assolutamente naturale. Inoltre sono in grado di crescere utilizzando i nutrienti presenti nelle acque di scarto (principalmente azoto e ammonio), riducendone la concentrazione, e necessitano di CO2 che può essere recuperata dai gas di scarico prodotti dal normale funzionamento delle turbine dell’impianto stesso. Infine, le alghe possono essere avviate a digestione anaerobica, aumentando così la produzione di biogas, che a sua volta nell’impianto di Bresso viene convertito in biometano, migliorando così il bilancio energetico dell’impianto di depurazione.