24 maggio 2017
Aggiornato 21:30
Il caso

Vi racconto come lavora un programmatore negli USA (in Silicon Valley)

Quali sono le opportunità che offre la Silicon Valley per un programmatore? Lo abbiamo chiesto a un developer che negli USA ci è nato, ci vive e ci lavora

Vi racconto come lavora un programmatore negli USA (in Silicon Valley) (© Shutterstock.com)

SAN FRANCISCO - L’articolo pubblicato sui developers italiani e sulla loro possibilità di rifiutare i 3mila euro netti mensili nel caso in cui il datore di lavoro non offra buone prospettive di crescita, mi ha messo di fronte a diverse analisi. Quando si parla di temi caldi, del resto, succede. E il mercato del lavoro degli sviluppatori software, di fatto, resta una delle tematiche più complesse che si possano affrontare oggi. Da una parte il pullulare di articoli che denunciano l’assenza di sviluppatori software nel Paese, di una moria di competenze informatiche, di aziende che cercano sviluppatori, ma non li trovano. Dall’altra developers che migrano all’estero perché sono migliori sia le opportunità che gli stipendi. Ma è così, davvero? Non contenta delle risposte in cui mi sono imbattuta sul web, ho pensato che il modo migliore per fare chiarezza fosse quello di chiedere a un developer che negli USA ci è nato, ci vive e ci lavora.

Gady Pitaru è il CTO di Badger Maps, un’app per l’ottimizzazione degli itinerari per gli agenti di viaggi, con sede a San Francisco, in Silicon Valley. Parlando con lui mi rendo conto che alcuni problemi possono essere anche paragonati a quelli italiani. Certo, stiamo parlando della Silicon Valley e non possiamo ovviamente fare paragoni sostenibili nei confronti di un sistema che l’innovazione e la tecnologia le mette al primo posto (a differenza dell’Italia). Anche negli USA, a volte, capita di rifiutare dei lavori perchè non permettono ai developers di crescere. «Dipende dalla compagnia in cui lavori - mi dice Gady -. Quando lavori per una compagnia di consulenza hai diversi progetti su cui lavorare, ma la tendenza è che potresti non essere felice con la qualità del lavoro che stai facendo perchè ci sono molti compromessi che devono essere fatti per tenere i costi dei progetti bassi. Se lavori per una compagnia di software più piccola, come Badger, potrai concentrarti su uno o due prodotti che praticamente cercherai in ogni modo di rendere perfetti.  Potrai comunque raggiungere un certo livello di varietà di progetti, perché un singolo prodotto ha diverse parti. Quindi i developers che vogliono lavorare in una piccola compagnia di software, dovrebbero sempre essere sicuri di avere interesse nel prodotto, perché diventerà il loro «bambino» nel bene o nel male». Una bella propsettiva e punto di riflessione: negli USA lavorare per una piccola azienda è un plus perché ci sono più opportunità di lavorare a progetti stimolanti.

E, punto molto importante, ti dà la possibilità di continuare a studiare. Gady, nella sua azienda, utilizza il metodo «Scrum», come avviene in molte altre realtà. Quindi, una giornata tipica include uno «Scrum» al mattino (una riunione veloce per aggiornare tutti sul lavoro fatto e quello da fare) e successivamente si comincia a lavorare sulle user stories per il resto della giornata. Il lavoro è basato sulla collaborazione e i team si organizzano in maniera indipendente. «Mi è successo di rifiutare progetti perché non erano stimolanti - mi dice Gady -. I developers che si trovano in un buon mercato come quello della Silicon Valley, possono prendere queste decisioni, ma è anche molto comune accettare una posizione nei mercati tecnologici meno salutari, quando esci dal college».

E ora veniamo alla fatidica polemica sugli stipendi. Secondo le stime, in Italia, uno sviluppatore senior, quindi con 10 anni di esperienza, guadagna circa 40-60mila euro all’anno, mentre per uno sviluppatore entry level (circa un anno di esperienza) il salario si aggira intorno ai 25mila euro annui. Gady mi racconta che negli USA gli stipendi sono basati principalmente sul posto in cui lavori. «A San Francisco, che è una delle città più costose, il range degli stipendi va da 90mila a 200mila dollari all’anno, a seconda delle competenze e del potere di negoziazione. In altre città americane sono più nel range di 60mila a 120mila dollari all’anno». Quello che fa la differenza, però, è il costo della vita. In molte città americane si può vivere dignitosamente anche con un salario medio. Cosa che, invece, non accade a San Francisco. «Questo non tocca tutti - continua Gady - ma è diventato un problema negli ultimi anni, specialmente per i developers con famiglie».

E poi a Gady non posso fare a meno di chiedere com’è la tassazione in USA, date le polemiche. «Le tasse negli USA sono basate sulle fasce reddito. La maggior parte dei developers negli USA si trova nelle fasce di 15%, 25% o 28%. Gli Stati, inoltre, prendono una percentuale di tasse federali. Una percentuale è anche trattenuta per la social security. L’assistenza sanitaria non è coperta dal governo negli USA, quindi alla maggior parte dei lavoratori viene trattenuto dal salario un costo che va da 0 a 2mila dollari al mese, questo dipende da quanto il datore di lavoro sceglie di coprire, famiglia e circostanze di salute. È abbastanza comune per i lavoratori negli USA finire con avere il 30-40% in meno sui loro salari dopo le tasse e le deduzioni previste». A voi le conclusioni.