24 maggio 2017
Aggiornato 21:30
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Agroalimentare, oltre il 70% delle PMI non investe nelle tecnologie

Nel settore vitivinicolo il 77,3% delle aziende non ha fatto investimenti a valore in tecnologie ICT, o ne ha fatti per meno di 5.000 euro negli ultimi cinque anni

Agroalimentare, oltre il 70% non investe nelle tecnologie (© Cisco)

MILANO - Il settore agroalimentare rappresenta uno dei settori principali dell’economia italiana, che impiega tra agricoltura e industria alimentare il 21,7% degli occupati italiani e che oggi per crescere e restare competitivo deve affrontare, oltre alle trasformazioni economiche e sociali,  anche la trasformazione digitale: con tante opportunità che è necessario comprendere, per investirvi di più.

Il digitale può aiutare l’espansione
I limiti ci sono e sono, ancorra una volta, di aspetto prettamente culturale. Ad esempio nel nostro settore vitivinicolo  - un miliardo di bottiglie esportate nel 2015 – il 77,3% delle aziende non ha fatto investimenti a valore in tecnologie ICT, o ne ha fatti per meno di 5.000 euro negli ultimi cinque anni. I segnali positivi ci sono: perché il 52% delle imprese ha intenzione di fare investimenti superiori a questa soglia nel prossimo futuro, ma bisogna coinvolgere anche quel 31% di aziende, specie medio-piccole, che non ha espresso lo stesso livello di interesse. «Oggi abbiamo a disposizione soluzioni che possono esaltare ancora di più l’eccellenza che il nostro agroalimentare esprime ed esporta in tutto il mondo, proteggerla e valorizzarla, ed allo stesso tempo capire di cosa ha bisogno - afferma Michele Fettuccia, responsabile dei progetti rivolti al settore agroalimentare nel piano di investimenti Digitaliani di Cisco Italia - ad esempio, come emerge dalla ricerca, ha bisogno di formazione, di un approccio più sistematico, di maggiore supporto nello sfruttare l’impatto dell’innovazione: e noi dobbiamo tenerne conto».

Mancano persone competenti
La fotografia è stata scattata dalla ricerca «Gli Impatti della Digital Transformation sul settore Agrifood» realizzata dal Digital Transformation Institute con la collaborazione di Cisco Italia. In linea di massima ciò che manca è una visione d’insieme che - grazie alle tecnologie - permetterebbe di mettere in campo un approccio condiviso, capace di aiutare i processi di crescita,  favorire l’aggregazione e una progettualità più forte in un settore frammentato e variegato. Questa difficoltà è accentuata da un altro grande problema:  la scarsa presenza nel settore di figure qualificate, con le competenze necessarie per guidare una trasformazione digitale.  Senza una guida, è ancora più difficile sviluppare la percezione del bisogno di innovazione e, nel caso, affrontare il tema della digitalizzazione in modo sistematico.

(© Cisco)

Poche aziende investono nelle tecnologie
Gli investimenti verso le tecnologie nel settore alimentare restano ridotti all’osso: il 77,3% delle aziende vitivinicole italiane non ha investito o ha investitofino a 5.000 euro in tecnologie ICT negli ultimi cinque anni.  Del restante 22,7% - che ha investito più di 5.000 euro -  la metà (il 49%) è rappresentato dalle aziende più grandi. La gran parte degli investimenti in digitale effettuati finora evidenzia l’obiettivo di ampliare la base clienti dell’azienda, intervenendo sulla parte finale della filiera: nel 41% dei casi sulla distribuzione, nella vendita diretta al pubblico per il 43%. Di conseguenza, le tecnologie di maggiore interesse sono legate  soprattutto al management e alla gestione aziendale (74%), alla tracciabilità (57%), al ricevere e trasmettere informazioni in forma elettronica (53%). Sono rilevanti anche  aspetti obbligati dalle richieste burocratiche e normative, dal momento che il 41% ha investito per tecnologie legate ai sistemi di autorizzazione e controllo da parte della PA.

Gli investimenti futuri che non si sanno valutare
L’investimento effettuato in digitalizzazione non sembra essere sempre efficace in termini di crescita.  Il 47% afferma che gli investimenti fatti non hanno inciso positivamente sui ricavi, il 15% non sa valutarlo; il 21% dichiara di avere visto un moderato effetto positivo, il 7% soltanto un reale incremento del fatturato.  Questi scarsi risultati si possono legare alla preponderante scelta di intervenire sulla distribuzione, sul web, l’e -commerce –  senza una attenta considerazione dei processi retrostanti: infatti solo il 19,3% delle aziende ha un sistema logistico organizzato in modo innovativo, mentre il 38% ha una logistica non informatizzata e il 40% dichiara di non avere alcuna pianificazione logistica.