24 maggio 2017
Aggiornato 21:30
Formazione

Industria 4.0, via ai Competence Center di eccellenza

Il Piano prevede la diffusione di una cultura 4.0 lungo l’intero ciclo formativo, dalla scuola all’università, dagli istituti tecnici superiori ai corsi di dottorato. E’ in questo contesto che si inserisco i Competence Center

Industria 4.0, via ai Competence Center di eccellenza (© Adobe Stock)

ROMA - Per tutti è la più grande opportunità che l’Italia ha di colmare il gap economico, digitale e industriale con gli altri Paesi. Sarà per questo che è chiamata quarta rivoluzione industriale ed è, di fatto, un fenomeno ‘tutto’ italiano. La digitalizzzione dei processi produttivi industriali, con la connessione dei dispositivi, l’uso dei Big Data e la cooperazione tra i robot industriali. Per fare tutto ciò, ovviamente, servono le competenze, una direttrice su cui si fonda anche il Piano Industria 4.0 avviato dal Governo. Governo che ora prova ad accelerare ancora con l’avvio dei «Competence Center».

L’avvio dei Competence Center
Il Piano prevede la diffusione di una cultura 4.0 lungo l’intero ciclo formativo, dalla scuola all’università, dagli istituti tecnici superiori ai corsi di dottorato. E’ in questo contesto che si inserisco i Competence Center, poli nazionali su ambiti tecnologici specifici e complementari, con il forte coinvolgimento di poli universitari di eccellenza e dei grandi player privati, in grado di esercitare una funzione di lancio e accelerazione di progetti innovativi e di sviluppo tecnologico e di supporto alla sperimentazione e produzione di nuove tecnologie 4.0 nel tessuto di PMI. Misura che segue la diffusione sul territorio italiano di una rete di Digital Innovation Hub, una sorta di ponte tra imprese, ecosistema della ricerca e dell’innovazione, con un ruolo di supporto nelle attività di assesment tecnologico e di indirizzamento.

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30 milioni per i Competence Center
Entro pochi giorni il ministero dello Sviluppo economico dovrebbe licenziare il decreto che disciplina le modalità di costituzione e le forme di finanziamento di questi Competence Center: sul piatto ci sarebbero 20 milioni per questo anno e 10 milioni per il 2018. La prerogativa è che il centro assicuri l’interazione con i poli di ricerca e lo svolgimento di un programma di ricerca industriale e tecnologico volto a alla digitalizzazione da parte delle imprese dei loro processi produttivi. Un po’ quello che succede oggi negli acceleratori di startup, solo che in questo caso si tratterà di aziende già consolidate e presenti sul territorio.

Dove sorgeranno
Dopo tutto il polverone suscitato dalla proliferazione di acceleratori e incubatori sul territorio italiano, il decreto ha posto dei limiti. Partendo dal presupposto che i Competence Center non dovranno essere più di 5-6 in tutta Italia, la loro costituzione dovrà essere subordinata ad alcuni requisiti. Di fatto, le agevolazioni saranno concesse «previo espletamento di apposita selezione da parte del minisstero dello Sviluppo economico, nel rispetto dei principi di libera concorrenza, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, pubblicità». I Competence Center sorgeranno a stretta vicinanza dei poli universitari italiani. Stando al Piano Industria 4.0, lo stesso aveva già individuato i Politecnici di Milano, Bari e Torino, la scuola Sant’anna di Pisa (in partnership con la Normale), l’università di Bologna per la meccatronica e la Federico II di Napoli in coordinamento con gli altri atenei campani. A cui poi si è aggiunta la rete delle università del Veneto coordinate dall’ateneo di Padova.