30 aprile 2017
Aggiornato 22:00
smart food

Le etichette 'intelligenti' ci diranno come è fatto il cibo

I prodotti alimentari saranno dotati di etichette intelligenti capaci di controllare lo stato di conservazione dei cibi grazie a sensori chimici di temperatura e umidità

Le etichette 'intelligenti' ci diranno come è fatto il cibo (© Shutterstock.com)

MILANO - Potremo controllare il grado di salubrità o i componenti di un alimento direttamente tramite un’app collegata all’etichetta del prodotto che vogliamo acquistare. Lo potremo fare tranquillamente tra gli scaffali dei supermercati del futuro che, mano a mano, diventeranno sempre più tecnologici. E i prodotti alimentari saranno dotati di etichette intelligenti capaci di controllare lo stato di conservazione dei cibi grazie a sensori chimici di temperatura e umidità. Lo studio arriva dall’Italia, dal Centro ENEA di Portici, noto anche per la ricerca sul fotovoltaico innovativo, i nasi elettronici e il supercalcolatore ‘Cresco’.

Etichette intelligenti con l’elettronica organica
Non si tratta di fantascienza, ma di elettronica organica, un settore dalle innumerevoli potenzialità e in crescita in tutto il mondo con un giro di affari di oltre 26 miliardi nel 2016. Fra le applicazioni potenzialmente più interessanti le etichette RFID (dall'inglese Radio-Frequency IDentification, in italiano identificazione a radiofrequenza) sensibili, dotate di un innovativo sistema di lettura e di riconoscimento. «Dotate di sensori chimici, di temperatura e di umidità possono essere utilizzate nei supermercati del futuro, ma anche per il monitoraggio di ambienti contaminati, lavorazioni industriali, e in agricoltura», spiega l’ingegner Carla Minarini Responsabile del Laboratorio. Le etichette sensibili RFID nascono nell’ambito del progetto di ricerca industriale e sviluppo sperimentale chiamato SMARTAGS (SMART application for organic TAGS).

«L’elettronica organica è una tecnologia ancora giovane ma con molti  punti di forza  come la possibilità di realizzare dispositivi ad  elevato grado di flessibilità ed elasticità  –aggiunge Carla Minarini -. Ad esempio con gli OLED, gli Organic Led  possiamo fare lampade piatte,  curve e flessibili con ottime rese di colore. Il nostro obiettivo è fare ricerca utile per l’innovazione delle imprese ed è per questo che lavoriamo in stretto contatto con  partner industriali».

L’etichetta intelligente con la Blockchain
Si basa invece sulla Blockchain, l’etichetta tecnologica realizzata da EY in collaborazione con la startup EzLab, in grado di autocertificare l’intera tracciabilità della filiera di produzione e la trasformazione dei prodotti agricoli (in particolare BIO e DOCG). In particolare il mondo del vino è caratterizzato da aziende italiane che hanno difficoltà a valorizzare verso il cliente finale le caratteristiche di territorialità e genuinità del prodotto italiano, rispetto all’offerta di vini che non hanno la stessa tradizione: difendendo così prezzi e margini (si stimano in circa 2 miliardi di euro annui le perdite del settore vinicolo italiano a fronte di fenomeni diversi di contraffazione dei prodotti della nostra filiera). Inoltre nove consumatori su dieci vorrebbero conoscere maggiormente i vini italiani ed i criteri di certificazione d’origine e più del 70% sarebbe disposto a pagare un prezzo più alto se questo fosse garanzia di trasparenza e provenienza. Nel tentativo di porre rimedio a queste problematiche, ‘Wine Blockchain EY’ prova a realizzare un «KM-zero virtuale», ovvero una relazione digitale tra produttore e consumatore finale che, attraverso un’etichetta intelligente posta sulla bottiglia di vino, permette di conoscere il produttore identificato tramite la firma digitale, l’intero processo di coltivazione, produzione e trasformazione del vino, massimizzando la fiducia tra produttore e consumatore finale.