29 aprile 2017
Aggiornato 05:30
realtà virtuale

Lo struzzo che impara a volare, il marketing emozionale di Samsung

Il nuovo video della Samsung pubblicizza il visore per la realtà virtuale: nella pubblicità è indossato da uno struzzo. E' il marketing emozionale

Marketing emozionale, perchè funziona (quasi) sempre (© )

ROMA - Giocare con il sentimento e l’emozione per far comprendere in modo semplice qualcosa di estremamente tecnico, anzi per farlo acquistare. I big come Apple o Samsung lo sanno bene: mai come oggi il marketing si gioca sull’emozione. L’ultima trovata è la pubblicità di Samsung dove il suo visore per video e realtà virtuale è indossato da uno struzzo. Già proprio uno struzzo.

Il video emozionale di Samsung
Un video che, ammettiamolo, fa emozionare. E poco conta se chi lo guarderà comprerà davvero il visore di Samsung. Ciò che conta è che un concetto semplice, accostato a qualcosa di estremamente tecnico, diventa esso stesso semplice, più comprensibile, più facilmente accessibile. E rimane. Spendete 2 minuti per guardare questo video. Che sul lato emozionale ci gioca eccome. Del resto, gli struzzi non sanno volare, pur essendo uccelli. E quando l’animale protagonista indossa accidentalmente il visore si trova immerso nei cieli, leggiadro tra le nuvole. Salta, ignaro dei suoi simili che lo circondano. Vive un’esperienza. Sarebbe stato lo stesso se ci avessero propinato un paio di pistole e una guerra virtuale tra i cosmi? Probabilmente no.

Fai ciò che non puoi
Alla fine del video lo struzzo si alza in volo, facendo qualcosa che - naturalmente - non potrebbe fare. L’hashtag della campagna pubblicitaria è, infatti, #DoWhatYouCant, fai ciò che non puoi. Nello spirito di chi fa innovazione, nello spirito di chi vende realtà virtuale che poi, di fatto, è la possibilità di immergersi in un sogno.

«La differenza sostanziale tra emozione e ragione è che l’emozione porta all’azione, la ragione a trarre conclusioni» - Donald Calne

Il marketing emozionale
Non sarebbe stato lo stesso se ci avessero propinato un’escursione negli oceani seduti comodamente sul divano di casa. Ci avrebbero fatto sognare, sì, ma noi siamo un po’ come gli struzzi: chi non ha mai desiderato di volare? Il marketing emozionale si basa proprio su questi concetti. Pensate agli spot dell’Apple: vanno a toccare e far vibrare delle corde sottili, ma estremamente intime. Del resto, oggi, siamo bombardati da centinaia di pubblicità che ci propinano prodotti e servizi. Spesso capita che le pubblicità viste o sentite risultino invadenti, poco originali, disturbanti, distaccate e «piatte». I consumatori, per sfuggire a questo «bombardamento» pubblicitario, hanno innalzato una sorta di barriera mentale, per cui i messaggi promozionali delle aziende, che vengono etichettati come pubblicità dai consumatori, non vengono più percepiti, o meglio ricordati dagli stessi. Oltre che per lo scenario descritto poco sopra, il marketing emozionale risulta vincente oggigiorno anche perchè tiene in considerazione del cambiamento nel vedere e vivere il mondo delle persone: la società odierna è tattile, multimediale e digitale, reputa più importante l’esperienza e la percezione del prodotto e soprattutto le emozioni e l’esperienza che genera durante e dopo il suo acquisto, rispetto alla funzione reale del prodotto stesso.