30 aprile 2017
Aggiornato 22:00
digital healt

Sanità, come e cosa sta cambiando grazie al digitale

Il 2017 potrebbe segnare un momento di svolta nel settore della digital health. Uno studio di P101 ci aiuta a capire quali protebbero essere i prossimi scenari

Sanità, come e cosa sta cambiando grazie al digitale (© Shutterstock.com)

MILANO - Oltre 6 miliardi di dollari di investimenti nel 2016, una crescita costante negli ultimi 7 anni e la prima exit del 2017, ovvero l’acquisizione da parte di Mckensson della startup CoverMyMeds per un valore di 1 miliardo di dollari. Si tratta del compartimento dell’healthcare, in particolare della digital health, ovvero la rivoluzione del settore della sanità grazie agli strumenti digitali, un mercato che crescerà ancora del 21% entro il 2022, secondo le analisi di Business Wire. In particolare, lo sviluppo più ampio e veloce coinvolgerà l’ambito della sanità mobile (mHealth), dove si prevede un aumento a livello globale pari al 34%. Uno studio approfondito di P101, fondo di venture capital specializzato in investimenti in società digital e technology driven, ci aiuta a capire meglio il settore.

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Una nuova digitalizzazione
La digitalizzazione del settore della salute non è cosa da poco se si pensa che l’intera industria è caratterizzata da robusti vincoli normativi, a tutela delle persone, che riguardano tutte le fasi del processo, dalla ricerca, all'approvazione di una terapia, alla comunicazione dei dati. Questo ha determinato un progredire più lento e controllato del digitale, ma oggi, finalmente, le startup dell’healthcare stanno conquistandosi uno spazio sempre maggiore: la tecnologia mobile permette un contatto continuo e costante degli utenti con gli operatori del settore, grazie ai big data e ai sistemi di analytics si possono captare e studiare tutte quelle informazioni utili al monitoraggio e alla personalizzazione dell’assistenza sanitaria. La genomica, l'intelligenza artificiale e le tecnologie di deep learning sono tutti strumenti che possono rivoluzionare – e già lo stanno facendo – l’industria sanitaria come la intendiamo oggi.

Gli investimenti dei Big
Lo sanno bene i giganti dell’innovazione Google, IBM e Apple, che già da qualche anno hanno iniziato a presidiare il territorio della salute digitale con investimenti in wearable device, app e database digitali. Google, per esempio, ha deciso di lanciare un servizio di ricerca proprietario dedicato proprio alla spiegazione medica dei sintomi. Anche per Apple la salute è un business da non perdere: nel 2014 ha rilasciato una piattaforma denominata HealthKit che consente agli sviluppatori di integrare nel sistema Apple le applicazioni dedicate alla salute. E l’azienda guidata da Tim Cook ha già fatto un passo avanti verso la telemedicina con CareKit, una piattaforma progettata specificamente per applicazioni medico-paziente, in modo che il dialogo con l’utente possa diventare tecnologico permettendo un abbattimento sensibile dei costi. Proprio questa strada digitale sembra essere il futuro, dal momento che, secondo Idc Technologies services, la società che monitora il mercato delle nuove tecnologie, il 70% delle Organizzazioni sanitarie mondiali intende investire su applicazioni mobile e wearable per raccogliere dati a distanza su malattie anche gravi.

Le previsioni per il 2017
Il 2017 potrebbe segnare un momento di svolta nel settore della digital health: finora l’informatizzazione del mondo sanitario ha toccato soprattutto i processi gestionali, ma oggi le componenti cliniche e decisionali sono pronte ad abbracciare soluzioni digitali direttamente correlate con l’attività clinica specialmente per quanto riguarda le tecnologie Ict (Information and Communication technology). Chi lavora nella sanità sembra essere pronto ad accogliere le innovazioni che potrebbero scaturire dalla rivoluzione digitale – anche in Italia: secondo una ricerca condotta da Netics nel 2016, infatti, oltre il 62% dei medici e il 51% degli infermieri si dichiarano «non soddisfatti» delle soluzioni Ict disponibili ad oggi negli ospedali, e anche a livello direzionale emerge una domanda di innovazione fino a ieri inespressa. E anche l’offerta sta iniziando a fornire risposte attraverso piattaforme e soluzioni applicative sempre più orientate alla clinica e al supporto decisionale, come le piattaforme di Unified Communication & Collaboration – che permettono di condividere, utilizzando molteplici canali, informazioni più o meno strutturate, immagini e suoni ad alta risoluzione, documenti e dati. O ancora, i Clinical Decision Support Systems, i nuovi software dipartimentali rivolti ai processi clinico-sanitari e socio-assistenziali che sono in grado di sviluppare componenti di supporto decisionale grazie alle tecnologie di machine learning.

Cosa accade in Italia
Anche in Italia, sebbene nella prospettiva della Strategia Europa 2020 il processo di digitalizzazione della Sanità italiana sia ancora in ritardo rispetto alla maggioranza dei paesi UE, con un livello di spesa in eHealth pari a meno del 1,5% della spesa sanitaria pubblica, di contro alla media UE compresa tra il 2 e il 3% (con punte del 4%), l’attenzione al tema della salute digitale sembra crescere. Basti pensare che dal 2014 ogni anno l’Italian Digital Health Summit riunisce i principali esperti e innovatori del settore, e che molti sono gli incubatori nati negli ultimi anni specializzati nel promuovere la crescita delle startup del settore sanitario italiano.