29 aprile 2017
Aggiornato 05:30
al liceo volta di torino

Studenti che diventano progettisti per il recupero e fanno innovazione

Prendete un fabbricato in disuso all’interno di un edificio scolastico, metteteci una classe di studenti, due organizzazioni che sanno il fatto loro che li supportano, un quartiere cittadino, un portale di crowdfunding e tanta creatività

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TORINO - Quando si parla di innovazione la cosa più complessa è cercare di far capire che non parliamo sempre e solo necessariamente di qualcosa di disruptive (quel termine tecnico spesso utilizzato inappropriatamente per definire qualcosa di mai creato fino ad ora). E non parliamo neppure sempre e solo di tecnologia. Innovare vuol dire creare, ripensare, recuperare. Imprenditorialmente, culturalmente. Prendete un fabbricato in disuso all’interno di un edificio scolastico, metteteci una classe di studenti, due organizzazioni che sanno il fatto loro che li supportano, un quartiere cittadino, un portale di crowdfunding e tanta creatività. Metteteli insieme e provate a vedere quello che succede.

Quando gli studenti diventano imprenditori
Anche questa si chiama innovazione, sociale, per la precisione. Che fa bene alla comunità. E’ la storia degli studenti della classe 4° A del liceo Alessandro Volta di Torino che si sono trasformati in un vero e proprio gruppo di neo professionisti, chi architetti, chi esperti di comunicazione, chi grafici. E hanno dato vita a un progetto, di recupero, chiamato «L’HUB - conneting ideas». Si sono rimboccati le maniche e in un programma di alternanza scuola-lavoro hanno ridisegnato quel vecchio edificio abbandonato che troneggiava nel cortile della scuola trasformandolo in uno spazio nel quale favorire la condivisione e il dibattito, stimolare la creatività e trovare momenti di relax e di apprendimento alternativo. Un percorso didattico avviato anche grazie ai professionisti di SocialFare® | Centro per l’Innovazione SocialeOrtiAlti. Un progetto che non è rimasto sulla carta, ma che è arrivato fino alla campagna di crowdfunding, attualmente online e che si concluderà il primo 11 maggio.

Un orto pensile per un progetto
«I ragazzi avevano pensato a uno spazio flessibile e condivisibile con la comunità - ci racconta Elena Carmagnani di OrtiAlti - progettando anche un orto pensile sul tetto. Così abbiamo pensato di dare una mano con la nostra esperienza di progettisti. Abbiamo pensato insieme agli studenti agli usi possibili che questa struttura avrebbe potuto avere sia durante l’orario scolastico, sia quando la scuola diventa un bene pubblico e quindi fruibile dalla comunità». Il vecchio edificio che ospitava bagni e docce, in passato a servizio di una palestra, si trasformerà in un’aula alternativa dove attendere l’inizio delle lezioni, svolgere attività parallele che favoriscano l’interazione tra gli studenti, attività per la comunità come dibattiti e conferenze. Uno spazio creativo che crei contaminazione di pensiero e di idee.

La realizzazione concreta
Un progetto che, come abbiamo detto, non è rimasto sulla carta, ma è andato oltre dando agli studenti la possibilità di calarsi nella realtà e di affrontare tutti i limiti che poi la realizzazione di progetti come questo comportano, come dei veri e propri progettisti. «Ci sono stati momenti di scambio - continua Elena - ma anche di grande responsabilità. Gli studenti hanno toccato con mano anche le difficoltà nella realizzazione del progetto. Ed è ciò che gli architetti, per esempio, fanno tutti i giorni, cercando di mediare i vincoli e portare comunque il progetto al suo compimento».

La campagna di crowdfunding
Ne è un esempio la campagna di crowdfundign avviata sul portale School Raising con goal di 10mila euro. I soldi che serviranno unicamente a demolire il fabbricato riportandolo allo stato grezzo. «Mi sono stupita nell’osservare come gli studenti abbiano subito abbandonato le logiche di immaginazione e abbiano effettivamente cercato di creare un business plan valido per come utilizzare questi fondi - ci dice ancora Elena -. Dopo la campagna di crowdfunding, infatti, ci serviranno ulteriori fondi per completare la ristrutturazione e realizzare l’orto pensile sul tetto. Un percorso che progetteremo con gli studenti e dove loro saranno la vera motrice».

Un problema, una soluzione
Un progetto tanto complicato quanto estremamente semplice con ricadute a cascata sull’intera comunità. Ed è proprio questo il bello. Come è entusiasmante e confortante sapere che iniziative del genere esistono e partono dai giovani, quelli giovani per davvero. Che abbandonano il grembiule scolastico per imparare a risolvere un problema concreto. E quando facevo scuola io, mai che abbia sentito parlare di capacità di «problem solving». «Quello che abbiamo fatto insieme agli studenti è stato individuare un problema e cercare delle soluzioni - ci spiega Francesco Majno, service designer di SocialFare® -. Abbiamo analizzato il progetto pensando anche alla sua esposizione comunicativa. E’ stata degli studenti l’idea di dare al logo la forma di un camaleonte, l’animale che si adatta e si adegua a seconda delle esigenze, proprio come il nostro futuro HUB».