23 maggio 2017
Aggiornato 20:30
Regolamento UE

Se l'idroponica e l'agricoltura innovativa non sono considerate biologiche

Le normative europee non riconoscono le tecniche di agricoltura fuori suolo come biologiche. Sul punto alcune considerazioni: possiamo considerarci promotrici dell'innovazione se le norme non la riconoscono?

Se l'idroponica e l'agricoltura innovativa non è considerata biologica (© )

ROMA - Una fragola che cresce grazie alla luce prodotta da un led o un pomodoro che si sviluppa e si colora grazie a un substrato di cocco può essere considerato biologico? Come spesso accade le nuove tecnologie e l’innovazione - anche quella agricola - si trovano ad affrontare il grande scoglio della legislazione. E’ ripreso in questi giorni, infatti, il dibattito sulla riforma UE del biologico, in stand-by da dicembre. E che ha dato origine a un documento di compromesso. Magari vi starete chiedendo che cosa centra con l’innovazione. Beh, centra. Visto che il testo va nella direzione di non considerare biologici i prodotti che non sono coltivati sul terreno. E per terreno intendiamo esattamente il campo naturale.

Le tecniche fuori suolo non sono biologiche
Su questo punto, anzi, la legislazione europea è molto chiara: idroponica, acquaponica, vertical farming e altre tecniche fuori suolo non possono essere considerate biologiche, così come le coltivazioni indoor. Con la conseguenza che la lattuga coltivata in cucina con la serra a luci led sarà considerata sempre un po’ «artificiale». Biologico no, ma ecologico sì. Del resto, le nuove soluzioni di agricoltura innovativa nascono anche per combattere l’inquinamento e la desertificazione che si sta sempre più espandendo a macchia d’olio. E il recente programma capitolino startupbootcamp Foodtech ha proposto al mercato europeo soluzioni altamente innovative a riguardo, come Neofarm, una serra studiata per produrre il cibo fresco come se fosse coltivato nell’orticello sotto casa. Soltanto che la serra si può trovare in qualsiasi luogo dell’appartamento. «Le piante sono sottoposte alle condizioni ottimali in modo tale che possano produrre vitamine - ci aveva raccontato Henrik, il CEO -. Inoltre la raccolta immediata assicura che i nutrienti non vengano persi attraverso lo stoccaggio o il trasporto».

Una soluzione ecologica
Se non può essere considerata biologica, l’agricoltura fuori campo è sicuramente più ecologica. C’è un’azienda giapponese, la Ichigo, che produce fragole che vengono coltivate all’interno di una ex scuola in disuso. Come crescono? Grazie a soluzioni preparate ad hoc che non prevedono spreco e grazie alla luce delle lampade a led. Temperatura e umidità sono controllate elettronicamente. Niente rifiuti, niente scarti, pochissimo inquinamento e risparmio del suolo. Oltre al recupero di spazi in disuso. Insomma, i vantaggi sono tanti. Eppure il regolamento europeo sul punto è davvero molto chiaro (CE 889/2008): «La produzione biologica vegetale si basa sul principio che le piante debbano essere essenzialmente nutrite attraverso l'ecosistema del suolo. Per questo motivo non deve essere autorizzata la coltura idroponica, che consiste nel far crescere i vegetali su un substrato inerte nutrendoli con l'apporto di minerali solubili ed elementi nutritivi».

Quale opportunità per l’Italia
Il tema è dibattuto tra i Paesi dell’Unione, laddove il Nord Europa vorrebbe regole meno stringenti, mentre l’Italia (paese molto agricolo) concorda con le disposizioni più limitanti del regolamento. E se pensate che il futuro del cibo va verso una nutrizione sempre più sana, è facile capire come - su questi presupposti - il nostro Paese potrebbe non vedere di buon occhio le nuove tecniche di coltivazione. Con un grande spreco di opportunità. «Dopo l’Expo di Milano il mondo ha cominciato a vedere l’Italia come il polo principale in cui possono nascere le soluzioni tecnologiche più importanti - ci ha raccontato Marco Gualtieri, ideatore dell’evento Seeds&Chips -. E’ una grande opportunità per l’Italia e tutti noi dobbiamo fare in modo che il nostro Paese non perda questa occasione e giochi con un ruolo da protagonista».

Cosa succede fuori dall’Europa
Non va meglio fuori dall’Europa. Se negli Usa, Canada e Messico è possibile ottenere la certificazione biologica per le coltivazioni fuori suolo, negli Stati Uniti, la questione resta accesa e soprattutto di fronte a un vuoto normativo. Il National organic program, l'autority statunitense sul biologico che dipende dal ministero dell'Agricoltura, non vieta né autorizza esplicitamente le coltivazioni idroponiche e acquaponiche. Eppure per paesi come l’Alaska, la verdura fatta in casa vale oro. Questa nazione importa il 95% del suo cibo pagando 2 miliardi di dollari l’anno ai contadini fuori dai propri confini e le startup che si occupano di idroponica stanno rivoluzionando un intero business. Ma ovviamente l'Alaska non è l’unica nazione ad avere questi problemi. Per ciò che riguarda l’Italia una questione è certa: non possiamo pensare di essere i promotori dell'innovazione agricola o alimentare se le nostre leggi non la riconoscono.