27 maggio 2017
Aggiornato 00:00
giornata mondiale della felicità

2BHappy, il primo acceleratore italiano di felicità

Nella giornata mondiale della felicità una bella storia, quella di due donne italiane che hanno fondato il primo acceleratore di felicità con il quale propongo workshop per imparare a essere felici, anche sul lavoro

Le due fondatrici (© Facebook)

BOLOGNA - Vi siete davvero mai chiesti ciò che vi rende felici? Una domanda semplice. Chissà quante volte ve la siete fatti prima di andare a dormire o magari di fronte a una scelta importante di lavoro. Del resto, fin dalla notte dei tempi scienziati, filosofi e psicologi si sono scervellati su cosa potesse rendere davvero un uomo felice. Se ci fossero delle strategie o delle strane molecole che potessero determinarne la fattibilità. E oggi che è la giornata mondiale della felicità vogliamo raccontarvi la storia di due donne, italiane, che sulla felicità stanno cercando di creare un vero e proprio modello di business.

La felicità per aiutare il business
Si chiama 2BHappy ed è il primo acceleratore italiano di felicità, a Bologna, fondato da due donne Daniela Di Ciaccio, 39 anni e Veruska Gennari, 43 anni. Entrambe originarie della provincia di Latina erano di una quelle coppie di donne che si intravedono spesso, ai giorni nostri. Risucchiate dalla routine lavorativa si trovavano ogni giorno a contatto con manager e dipendenti di grandi società e per loro fornivano corsi di formazione volti ad aumentare performance ed efficacia. Quei percorsi motivazionali che hanno lo scopo di indirizzare i lavoratori a raggiungere obiettivi sempre più elevati. Funzionavano? Non esattamente. Daniela e Veruska si sono presto accorte che situazioni di stress costante e competitività non portavano a buoni risultati. Anzi, generavano nei lavoratori solamente frustrazione e sofferenza.

Un acceleratore di felicità
Da questa esperienza nasce 2BHappy, quando le due donne hanno deciso di lasciare il loro percorso lavorativo precedente per fondare il primo acceleratore italiano di felicità, poiché è proprio questa condizione che permette all’individuo, anche sul lavoro, di dare il meglio e raggiungere obiettivi migliori. Un approccio basato in particolare sulla psicologia positiva e le neuroscienze che aiutano a capire quali sono i meccanismi che regolano i processi emotivi e mentali alla base dell’apprendimento, del cambiamento e dello sviluppo. Partendo da un’accezione semplice, ma non scontata: non è sufficiente dire «voglio essere felice» per riuscire ad esserlo davvero. E questo perché, come dicono Daniela e Veruska, «la felicità non è qualcosa che possiamo comprare o aspettarci di vincere alla lotteria».

Imparare la felicità
La Scienza della Felicità ci dimostra, infatti, che è un’abilità che dipende dal nostro controllo, perché ha a che fare con la nostra visione del mondo. Esistono quindi modelli nuovi da imparare e vecchi da disimparare. Ciò che Daniela e Veruska fanno è offrire dei veri e propri corsi di orientamento alla felicità con workshop della durata di un giorno fino ai tre mesi. Entrano in scuole, aziende, ospedali e cercano di insegnare la felicità. Un progetto innovativo e con un potenziale sociale estremo, tanto che Daniela e Veruska sono state invitate dalle Nazioni Unite per presentare «2BHappy» in una sessione dedicata alle miglior «best practice» mondiali nell’ambito del futuro sostenibile.

La felicità precede il successo
I soldi non fanno la felicità. E questo è un concetto assai banale. Ma ciò che non è banale è un altro punto. Molti pensano che il successo preceda la felicità. Questa formula però non funziona, o meglio: funziona all’inverso. Come afferma Shawn Achor, CEO di Good Think Inc, coloro che assumono un atteggiamento mentale positivo ottengono performance migliori al momento di affrontare le difficoltà. I lavoratori felici, infatti, producono il 12% in più rispetto agli altri, si ammalano di meno e si impegnano con maggior costanza. La scienza ha dimostrato che una cultura organizzativa positiva non solo contribuisce alla realizzazione di risultati di business eccellenti, ma aiuta a sbloccare il potenziale e le energie delle persone, rendendo la felicità dei dipendenti una proposta convincente per pratiche di lavoro più intelligenti. Molto spesso, ad esempio, il lavoro di squadra e un clima di fiducia permettono di aumentare la felicità in azienda e quindi portano a una maggiore produzione.

Alcune tecniche
Per innescare la catena della felicità ci sono alcune pratiche precise che Daniela e Veruska consigliano.
Applicare il rapporto 3:1 tra positivo e negativo: consiste, per ogni frase negativa o di critica, nel trovarne altre 3 positive, da complimenti a conquiste o sogni.
Due minuti di respirazione consapevole: staccarsi per due minuti dal contesto circostante aiuta a interrompere il flusso di pensieri e a essere «presente nel presente».