23 maggio 2017
Aggiornato 05:00
intelligenza artificiale

COIN, il robot che sostituirà migliaia di avvocati

COIN è un sistema basato sul machine learning capace di sostituire procedure che occupavano, fino a oggi, 360mila ore di lavoro degli avvocati. Sa capire gli accordi commerciali e i contratti di prestito

COIN, il robot che sostituirà migliaia di avvocati (© Shutterstock.com)

NEW YORK - La chiamano automatizzazione del lavoro. E non parliamo solo di quei lavori prettamente industriali dove le macchine avevano già sostituito i lavoratori negli anni ’60. Oggi, a rischiare, ci sono anche i cosiddetti lavori intellettuali. Il colosso finanziario Jp Morgan ha lanciato COIN un sistema basato sul machine learning capace di sostituire procedure che occupavano, fino a oggi, 360mila ore di lavoro degli avvocati. E questo perché l’intelligenza artificiale si è spinta fino a imparare e interpretare gli accordi commerciali e i contratti di prestito. Tutto in pochissimi secondi.

Robot che sostituiscono gli avvocati
La soluzione, secondo i vertici di Jp Morgan Chase & Co., che resta la più grande banca americana per numero di dipendenti, permetterebbe alle decine di migliaia di avvocati presenti nel suo organico di dedicarsi a mansioni più creative, rispetto alla rilettura dei contratti destinati a milioni e milioni di clienti della banca. Un passaggio di qualità, quindi, dove COIN, fruttando la capacità di apprendimento delle macchine, il machine learning, appunto, va - da un lato - ad automatizzare una mole indeterminata di mansioni - dall’altro - a eliminare completamente gli errori di interpretazione (che finora riguardavano ben 12 mila contratti l’anno). Del resto sono quasi 10 i miliardi che il colosso bancario americano ha investito in soluzioni tecnologiche, negli ultimi anni. Sinonimo che fa capire quale direzione settore bancario e assicurativo stiano prendendo, almeno dall’altra parte dell’Oceano. Le tecnologie di intelligenza artificiale, infatti, non solo riescono a ridurre i costi operativi, ma puntano anche a ridurre gli errori umani.

Il regolamento europeo
Ciò che ci chiediamo è che fine faranno gli uomini, i lavoratori, quelli in carne e ossa. Per non parlare di tutto l’aspetto della regolamentazione su cui la Commissione Europea è già al lavoro. Da una parte la responsabilità della macchina per cui è necessario stabilire una personalità giuridica, dall’altra la possibilità che l’uomo possa sviluppare relazioni emozionali con i loro robot-badanti. Il rapporto suggerisce, inoltre, la creazione di un codice di condotta etico volontario che determini chi è responsabile dell'impatto dei robot sull'ambiente, la società e la salute umana e assicuri che i responsabili operino nel rispetto delle norme giuridiche, etiche e di sicurezza. In ottica automazione e perdita posti di lavoro il rapporto UE suggerisce l’introduzione di un reddito di base a favore dei lavoratori che progressivamente verranno sostituiti dai robot.

Tassare i robot
Il fenomeno dell’automazione sta così progressivamente agitando gli animi globali che addirittura Bill Gates, padre di Microsoft, ha lanciato la sua bomba mediatica: «Tassiamo i robot». Proposta che ha sollevato un polverone mediatico a 360 gradi, tra chi si è schierato a favore o contro, tra giornalisti, economisti, politici e anche tra i più umili lavoratori. Un tema importate, perché quando si parla di automazione allora si parla anche di perdita di posti di lavoro. Per la precisione 5 milioni di posti di lavoro entro il 2020, secondo le stime. Ma se ci pensiamo, tassare i robot significa, prima di tutto, tassare le aziende. E dopo aver fatto tanto per spingerle verso l’innovazione. La tassazione dei robot non è altro che un aumento della tassazione sul reddito d’impresa o una patrimoniale sull’impresa. Se si eccede un certo livello di reddito le aziende smetterebbero quindi di ricorrere alla tecnologia.