23 maggio 2017
Aggiornato 05:00
festa della donna

HiTalk, 12 donne e 12 consigli: «E' il momento di alzarci e fare squadra anche per i nostri figli»

A HiTalk, svoltosi ieri a Roma, 12 donne si sono cimentate nel racconto della loro vita per promuovere il “self-empowerment”, condividendo la propria storia e incentivado le donne a fare di più

Le donne di HiTalk (© HiTalk)

ROMA - Se lavorasse il 60% delle donne il Pil potrebbe crescere del 7% nel nostro Paese. Un vero e proprio costo per l’Italia che si ferma stabilmente sotto quota 50, fanalino di coda dell’Europa, insieme a Malta. La bassa occupazione femminile rappresenta un vero gap per l’intera economia e non stiamo parlando solo di digitale e tecnologia, dove l’affermazione della donna risulta essere più difficile rispetto ad altri settori. E i dati dell’ultimo rapporto Censis sono preoccupanti. Bastano pochi numeri, in termini di tempo, per capire: le donne hanno un’ora in meno di tempo libero rispetto agli uomini, quattro ore in più di lavoro familiare e circa 2 ore in meno di occupazione retribuita. In poche parole lavorano di più e sono meno riconosciute.

Una perdita per il Paese
«Così ci perdono non soltanto le donne, ma tutto il Paese, che non valorizza le sue risorse migliori e non investe su una crescita inclusiva e sostenibile», ha ricordato Linda Laura Sabbadini, statistica sociale ed ex direttore del Dipartimento per le statistiche sociali e ambientali dell'Istat. Le istituzioni possono fare molto per risalire la china, così come il mondo delle aziende, ma, per il momento, tutti gli obbiettivi restano lontani. Nell’attesa che arrivi uno «shock» tocca alle donne «fare squadra», condividere le loro esperienze, fornire consigli, spunti, idee a chi ancora ci sta provando o vuole migliorarsi. È il «self–empowerment», il senso e la filosofia di HITalk WoW, spiega Akiko Gonda che, insieme a Marie Gabrielle De Weck, ha ideato il format HITalk Wow, il «talk delle donne», che si è tenuto alla Sala della Protomoteca del Campidoglio di Roma. Ciascuna delle partecipanti al talk ha avuto dodici minuti di tempo per raccontare la sua storia, condividerla con un pubblico folto e attento, con un unico obiettivo: promuovere il «self-empowerment». Donne protagoniste nel proprio campo lavorativo che hanno rotto il «soffitto di cristallo», avendo la forza e il coraggio di inseguire le proprie idee e i sogni.

«Non c'è più tempo. Per me e per tutte le donne, per tutti noi: è arrivato il momento di alzarci in piedi, trovare la nostra voce, correre dei rischi... per migliorare il mondo in cui viviamo noi e vivranno i nostri figli. Io l’ho capito a 40 anni. Non è mai troppo tardi per iniziare a costruire», Riccarda Zezza, imprenditrice sociale, animatrice di Maam - Maternity as a Master.

Guardare al Self-Empowerment
Il self-empowerment è anche la spinta a non accettare lavori che ci fanno sentire meno appagate, meno importanti, meno soddisfatte. Perché lo facciamo ancora. Sì, ci sottomettiamo. Siamo il terzo Paese in Europa dopo Grecia e Cipro, per donne in part time involontario (60,3 per cento).

«Noi donne dobbiamo avere l'ambizione di non fermarci alla parità e alle rivendicazioni. Per raggiungere questo obiettivo, ha detto, bisogna lottare per cambiare la società e per renderla migliore, portando avanti di pari passo la battaglia per i diritti, per l'autoderminazione e per l'effettiva libertà», Loredana Taddei, Responsabile Politiche di Genere CGIL

«Il valore di ogni donna è l'essere donna. Ciascuna di noi dovrebbe chiedersi cosa significa essere donna, celebrarne l'essenza e proteggerne il valore», Giorgia Abeltino, Responsabile delle relazioni istituzionali Google

Donne in pillole
Ma non c’è limite alla forza delle dodici donne che hanno partecipato ieri a HITalk Wow. Imprenditrici, innovatrici, manager di successo che hanno cercato di sconfiggere i preconcetti. Pronte a lottare per i propri sogni.

«La donna ha, da sempre, avuto un rapporto privilegiato con il creare, il generare, e quello che ne consegue: la cura amorevole, la veglia, la presenza attenta e vigile. Madre e maestra, nei secoli la donna ha formato le generazioni future. E questa vocazione continua e deve anche in questa epoca di tecnologia avanzata», Elena Dominique Midolo, ceo di ClioMakeUp

«Il titolo della mia presentazione è «perché il salmone è rosa», consapevoli che la mia generazione ha faticato a risalire la corrente, dobbiamo attrezzarci concretamente perché le più giovani possano farlo con maggiore facilità. Non dimentichiamo quanto sarebbe stato utile avere i consigli giusti e i mezzi utili a metterli in pratica», Carlotta Ventura, manager e Cco di Ferrovie dello Stato

«Quando ho iniziato non sapevo dove stavo andando, ho solo seguito la spinta che avevo dentro, il sogno di dare voce e udito a una categoria di persone non vista né sentita, ci ho messo amore, perché senza non si fa nulla», Stefania Fadda, psicologa

«Fin da bambina sono sempre stata attratta dal cielo, ma non pensavo che sarebbe diventato il mio mestiere. Un mestiere che amo e che faccio a stretto contatto con persone altrettanto motivate, e questo è impagabile. Purtroppo le difficoltà in cui versa la ricerca nel nostro Paese sono molte, e solo tanta passione permette di accettarle», Paola Santini, astrofisica

«Volevo rendere visibile ciò che è invisibile, dando voce anche agli ultimi, integrando la visione economica, sociale e ambientale. Perché il «problema» delle donne, non è soltanto femminile, ma di tutto il Paese. Messo da parte ogni pregiudizio, esiste solo il valore delle persone, il sesso non ha importanza», Linda Laura Sabbatini, statistica sociale

«Venticinque anni fa, quando la dermatologia guardava quasi esclusivamente alle malattie della pelle, l'istinto, la curiosità e la passione mi hanno spinta ad occuparmi anche della sua bellezza ed a sperimentare le prime tecniche per mantenerla o per migliorarla. Oggi che il perseguimento della bellezza è diventato soprattutto un fenomeno sociale, vorrei che non si perdesse di vista l'autenticità», Annalisa Pizzetti, medico

«Il valore della donna è nell'essere il genio scaltro tra testa e cuore, con Amore e Passione», Barbara Riccardi, Global Teacher Prize

«Sul campo da basket ho imparato una manciata di lezioni fondamentali per il mio lavoro. Ma per lanciare una startup il fare squadra non è sufficiente e se si vuole imparare, lo si deve fare dalle migliori sulla piazza. Per questo ho usato il mio lavoro di giornalista per fare domande e fare mie le lezioni di vita di altre manager, professioniste e imprenditrici che hanno avuto successo. Il risultato è in un Alley Oop davvero ben riuscito», Monica D’Ascenzo, giornalista