21 febbraio 2017
Aggiornato 15:00
data driven innovation 2017

Per fare pubblicità e vendere devi conoscere i tuoi utenti, con i Big Data

Alessandro Sisti parteciperà a Data Driven Innovation e ci spiega come funziona il programmatic advertising, i meccanismi che veicolano l'acquisto di spazi pubblicitari sulla base dei dati comportamentali e demografici degli utenti su Internet

Per fare pubblicità e vendere devi conoscere i tuoi utenti, con i Big Data (© )

ROMA - Un tempo c’era la cartellonista appesa alle fermate dell’autobus. Oppure si poteva fare pubblicità attraverso annunci sui maggiori quotidiani cartacei. Chi era più fortunato (e semplicemente aveva più soldini) poteva sperare di promuovere il proprio prodotto in tv, sui maggiori canali. Non che questi sistemi oggi non esistano più, tutt’altro. Solo che Internet ha preso il sopravvento e oggi, la pubblicità, si basa principalmente sui Big Data e sull’intelligenza artificiale. «Si chiamano Data Driven Marketing e Advertising. Sono piattaforme che permettono di prendere decisioni in tempo reale per la personalizzazione dei contenuti e quindi l’acquisto di spazi pubblicitari». Dove? Beh… principalmente su Internet. A spiegarci come funziona è Alessandro Sisti, Digital Consultant - Partner, che prenderà parte come speaker all’evento Data Driven Innovation 2017, in programma a Roma i prossimi 24 e 25 febbraio.

I first data
Del resto i meccanismi che oggi regolano gli spazi pubblicitari e il loro acquisto dipendono dalla mole infinita di dati che noi utenti stessi lasciamo sul web. Dati che servono ovviamente alle aziende per formulare in modo ottimizzato le proprie campagne di advertising. Ma come? «Quando noi navighiamo in rete - ci spiega Alessandro - possiamo essere intercettati dai cosiddetti cookie che ci identificano univocamente con un numero il quale richiama tutti i dati che corrispondo alle operazioni che noi compiamo sul web». Si tratta dei cosiddetti «first data», ovvero tutte quelle informazioni che rispecchiano, in qualche modo, gli aspetti demografici e comportamentali degli utenti.

I second e third data
Esistono poi i «second e third data» che sono le informazioni ricavate da altri operatori terzi come ad esempio quelli in possesso delle grandi aziende, come Amazon e che rispecchiano principalmente lo stile di vita dell'utenza. «Questi dati vengono uniti ai dati demografici e comportamentali attraverso delle management platform che vanno a costruire dei veri e propri profili utente aventi determinate caratteristiche in comune», continua ancora Alessandro. Il passo successivo viene compiuto dalle big data solution platform che rendono tutta questa mole di dati utilizzabile in tempo reale, permettendo quindi la personalizzazione dei contenuti el’acquisto di appropriati spazi pubblicitari.

Come Facebook e presto anche in TV
Una tecnica, quella del programmatic advertising, che anche Facebook ha saputo valorizzare, capendo bene le dinamiche che la regolano. E di fatto, proprio attraverso il social network di Mark Zuckerberg, è possibile veicolare il messaggio più persuasivo in base alla personalità dell’utente. Ogni utente, infatti, risponde a stimoli diversi e potrebbe quindi avere bisogno di messaggi diversi per compiere tutti la medesima operazione. Un esempio lampante è stata la campagna elettorale di Donald Trump, i cui social analyst sono riusciti a veicolare attraverso i social i messaggi direttamente alla fetta di elettori che avrebbero risposto in modo maggiore. «Il programmatic advertising - ci spiega ancora Alessandro - sarà presto usato anche in televisione con i decoder on demand e sarà quindi possibile per gli inserzionisti attuare dei piani pubblicitari socio demografici e comportamentali. Sky Italia ha già fatto passi avanti in questa direzione».

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La competizione sta nella conoscenza dell’utente
In un mondo dove il digitale è stato invaso dall’intelligenza artificiale, ora la competizione si gioca su più livelli e quello che appare maggiormente vincente è proprio quello legato allo studio dei comportamenti dell’utente: «La competizione oggi - conclude Alessandro - sta nella conoscenza dell’utente e non nella vendita del prodotto. E-commerce come Alibaba hanno una posizione di vantaggio rispetto ai competitor perché conoscono alla perfezione i propri utenti. E mai come oggi la battaglia si gioca solo con i Big Data».