30 maggio 2017
Aggiornato 00:30
investimenti

Cimminelli (iStarter): «A fare la differenza non è l'estero, ma gli imprenditori capaci e i buoni progetti»»

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Simone Cimminelli co-fondatore di iStarter. Aprire una società all'estero non ha alcun vantaggio essanziale. A fare la differenza sono i buoni progetti, i team eccellenti e gli imprenditori capaci

Simone Ciminelli (© )

LONDRA - Il suo desiderio è sempre stato quello di camminare con le proprie gambe, nonostante un futuro già scritto e solido presso l’azienda di Automotive del padre, a Torino. Solo che lui, Simone Cimminelli, Presidente di SIS e co-fondatore e Managing Director di iStarter, un’occhio per gli affari ce l’aveva già. E ora, che iStarter, l’acceleratore italiano di startup a Londra, sta mettendo le basi per un’espansione a New York, non può che esserci estrema soddisfazione per le scelte effettuate.

L’acceleratore italiano a Londra
Una storia, quella di iStarter, che nasce nel 2012 da 35 equity partners e che vede l’acceleratore avere una crescita esponenziale con l'ampliamento costante della propria comunità che oggi conta ben 100 imprenditori e manager di profilo internazionale che investono e supportano il meglio dell’imprenditoria italiana nella crescita internazionale. «I 100 soci che noi chiamiamo Equity Partners, sono giovani imprenditori e manager di successo desiderosi di scommettere sulle capacità imprenditoriali delle nuove generazioni d’innovatori - ci racconta Simone Ciminelli -. La nostra motivazione è la voglia di restituire, come direbbero gli anglosassoni, ‘to give back’  alla nostra comunità di origine che tanto ci ha dato professionalmente».

Ma aprire all’estero ha più vantaggi?
Aprire una società all’estero può fare gola. Un preconcetto, forse, spinge i giovani a credere che fuori dall’Italia ci siano maggiori possibilità di successo. E’ davvero così? «Non c’è alcun vantaggio nell’aprire una società all’estero - ci spiega Simone -. Noi non suggeriamo mai di spostare la sede dall’Italia all’estero. Grazie all’Unione Europea è possibile aggredire fin da subito diversi mercati ed operare su diverse geografie».

Chi investe in Italia
Qualcosa, infatti, anche in Italia si sta muovendo. Forse abbiamo più problemi culturali, ma c’è chi dice che il 2017 sarà un anno importante, che potrebbe segnare una vera e propria svolta, sotto il punto di vista dell’innovazione e degli investimenti in startup, anche grazie alle misure adottate dal governo e alle detrazioni fiscali per chi investe in imprese innovative. «Il mercato in Italia cresce a ritmi molto sostenuti, ma parte piccolo e può crescere ancora tanto. In Silicon Valley si dice che il segreto per fare una piccola fortuna è partire con una grande e fare angel investing - ci spiega meglio Simone -. Gli investimenti in startup sono molto rischiosi e a volte ci capita di vedere operazioni prive di ogni razionale economico e finanziario».

iStarter

iStarter (© )

I buoni imprenditori attirano capitali
Da una parte le startup che arrancano e che lamentano di non trovare capitali sufficienti. Dall’altra un anno, il 2016, che ha registrato un record per ciò che attiene agli investimenti in startup: ben 182 milioni di euro, il 24% in più rispetto al valore complessivo registrato nel 2015 (147 milioni di euro), secondo l'Osservatorio del Politecnico di Milano. E soprattutto molto più di quanto si era investito nel 2012, l’anno che fino ad ora aveva registrato più investimenti. Insomma, un anno da ricordare. Anche se siamo ancora piuttosto lontani dai nostri vicini di casi. In Italia i Veture Capital investono ancora solamente un settimo di quanto fanno le controparti tedesche e circa un sesto di quanto finanziato da parte dei Vc in Francia. A questo punto viene da chiedersi se sia un problema di startup o di investitori. «I buoni progetti, i team eccellenti e gli imprenditori capaci - conclude Simone - sanno trovare i capitali che servono per crescere».