23 maggio 2017
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Robot e AI: cosa dice il regolamento europeo

Il rapporto suggerisce la creazione di una serie di norme volte a tutelare l'uomo dal progressivo sviluppo della macchina e a stabilire delle regole che possano determinare eventuali responsabilità

Robot e AI: cosa dice il regolamento europeo (© Adobe Stock)

ROMA - Un robot sarebbe mai in grado di rivoltarsi contro di noi, come accade in molte pellicole cinematografiche di fantascienza? A oggi la risposta più logica e plausibile è «no», anche se 100 anni fa nessuno avrebbe immaginato la tecnologia odierna. E quindi c'è da chiedersi cosa potrebbe accadere nell'arco del prossimo secolo, in effetti. La robotica permea sempre di più la nostra esistenza quotidiana e proprio questa presenza rende necessaria la creazione di un quadro regolatorio chiaro e robusto in grado di far fronte a questa realtà e garantire che i «robot siano e rimangano al servizio degli umani».

A chiederlo con forza è la commissione Giudica del Parlamento europeo che a metà gennaio ha approvato - con 17 voti favorevoli, 2 contrari e 2 astensioni - una risoluzione illustrata dalla relatrice Mady Delvaux (S&D). Risoluzione frutto dell'attività di un apposito gruppo di lavoro sulle questioni legali relative allo sviluppo di robotica e intelligenza artificiale istituito nel gennaio 2015, che ha tenuto conto dei risultati di Robolaw, progetto di ricerca finanziato dalla Commissione europea e coordinato dalla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Un tema su cui il Parlamento europeo ha focalizzato l'attenzione e che è oggetto di un seminario diretto ai giornalisti, dal titolo "Diritti civili nella robotica", in programma in questi giorni a Bruxelles.

Un’agenzia europea per la robotica e l’AI
Nella risoluzione - che sarà esaminata dall'Assemblea di Strasburgo il 15 febbraio e votata il giorno successivo - si sottolinea che l'adozione di regole europee consentirebbe il pieno dispiegamento del potenziale economico della robotica garantendo al contempo livelli standard di sicurezza. Inoltre regolamentare per primi questo settore in espansione, vorrebbe dire per l'Europa non doversi adeguare a normative di Paesi terzi. La Commissione europea viene dunque invitata a elaborare una proposta, che contempli anche la possibilità di creare un'agenzia europea per la robotica e l'intelligenza artificiale che supporti le autorità pubbliche per gli aspetti tecnici, etici e regolatori.

La personalità elettronica
Da una parte la responsabilità della macchina per cui è necessario stabilire una personalità giuridica, dall’altra la possibilità che l’uomo possa sviluppare relazioni emozionali con i loro robot-badanti che - diciamolo - acquistano sembianze sempre più perfette e umanoidi, problema questo che rende necessario il ripensamento di una personalità elettronica. Del resto già numerosi esempi mettono in guardia dal problema: come il robot dalle sembianze di Scarlett Johansson di cui qualcuno (un po’ vulnerabile) potrebbe addirittura infatuarsi. E servono dei codici, affinchè l'uomo possa instaurare delle vere e proprie relazioni con la macchina.

Il codice di condotta
Il rapporto suggerisce, inoltre, la creazione di un codice di condotta etico volontario che determini chi è responsabile dell'impatto dei robot sull'ambiente, la società e la salute umana e assicuri che i responsabili operino nel rispetto delle norme giuridiche, etiche e di sicurezza. Il codice, ad esempio, potrebbe raccomandare ai progettisti di dotare le macchine di un interruttore per "spegnere" i robot in casi di emergenza e di un «regime di assicurazione obbligatorio» come già avviene per le automobili. Attualmente, però, una legge ancora non c’è. Chi risponde quindi in caso di danno? «Abbiamo due opzioni - spiega Mady Delvaux, relatrice del rapporto UE -. Secondo il principio della responsabilità oggettiva, a rispondere dovrebbe essere il produttore perché è nella posizione migliore per limitare i danni. Poi starà al produttore rivalersi contro i suoi fornitori. L’altra opzione è fare dei test di valutazione del rischio prima della messa in funzionamento di un robot e le eventuali responsibilità per condotte sbagliate sarebbero in questo caso condivise da tutti i soggetti interessati. Vogliamo proporre l’assicurazione obbligatoria, almeno per i grandi robot».

La perdita di posti di lavoro
Il dibattito è acceso tra chi vede la tecnologia come predatrice di forza lavoro e chi, invece, grida solo al cambiamento e allo sviluppo di nuove mansioni. Di fatto, però, il rapporto UE suggerisce l’introduzione di un reddito di base a favore dei lavoratori che progressivamente verranno sostituiti dai robot. Nel testo viene riconosciuta anche la possibilità che in pochi decenni l’Ai possa superare la capacità intellettuale umana, prefigurando la necessità di controllarne gli sviluppi «per garantire la sopravvivenza della specie».

Le auto a guida autonoma
Regole armonizzate sono più che mai urgenti poi per le auto a guida autonoma, con l'obbligo di assicurazione e un fondo per risarcire le vittime in caso di incidenti. A lungo termine, si può pensare di creare, per i robot autonomi più sofisticati, uno status legale specifico di "e-persons" (electronic persons) in modo da poter individuare in modo chiaro le responsabilità in caso di danni.