29 aprile 2017
Aggiornato 05:30
accuse

Tutti i guai che i colossi tech affronteranno nel 2017

I Europa i colossi americani non se la vedono proprio benissimo. Tra tasse evase e accuse di posizione dominante ecco le sentenze che dovranno affrontare in questo (forse) amaro 2017

Tutti i guai che i colossi tech affronteranno nel 2017 (© )

ROMA - Oggi, parlare di mercati in contrasto, con la digitalizzazione, la tecnologia e la rete, può sembrare quasi paradossale. Malgrado si parli di un’economia sempre più globalizzata dove sono le Big Company ad avere la meglio, il loro potere all’interno dei vari continenti cambia notevolmente. Per i colossi americani come Google e Facebook, ad esempio, l’Europa può essere sia una benedizione che una grande maledizione. Con i suoi 500 milioni di consumatori il Vecchio Continente può essere uno dei mercati più importanti per le imprese, ma la proliferazione delle nuove tecnologie non è uguale per tutti.

Le indagini sulle tech company
Molte sono state negli anni le critiche avanzate nei confronti di colossi come Google e Facebook. Queste tensioni hanno preso il centro della scena del 2016: Apple è stata condannata a pagare 13 miliardi di euro in tasse arretrate al governo irlandese; Google è stato accusato di favorire ingiustamente alcuni dei suoi servizi digitali rispetto a quelli dei rivali; Uber è stato proibito in molte nazioni, a seguito delle guerriglie e dei contrasti con i tassisti. Mentre queste aziende continuano a negare gli illeciti. Il futuro dei colossi tech in Europa non è del tutto certo. Nel 2017 molte delle indagini iniziate nel corso dei passati 365 giorni troveranno la loro risposta. Se le aziende della Silicon Valley perderanno queste battaglie, potrebbero essere costrette a cambiare il modo in cui operano, non solo in Europa, ma anche in altri Paesi. Ecco cosa li aspetta nel 2017.

Google
La prima sentenza per Google - relativa alle accuse avanzate secondo cui il colosso avrebbe favorito i suoi prodotti commerciali a discapito di altri - dovrebbe arrivare in primavera e potrebbe portare a una multa pari al 10% del fatturato globale della società, pari a 7,5 miliardi di dollari. La società ha più volte negato l’accusa mossa dalla Commissione Europea, ricorrendo in appello anche contro la Francia  dopo la condanna a 100 mila euro di multa della Cnil, il Garante francese per la privacy, per violazione del diritto all'oblio. La Cnil ha, infatti, condannato il colosso di Montain View  perché il gruppo riconosce il diritto all'oblio solo per le ricerche sul suo motore ricerca nella versione europea di Google e non a livello mondiale. L’appello sarà ascoltato nel 2017.

Apple
Entro la fine del 2017 sarà ascoltato l’appello di Apple avanzato nei confronti dell’Irlanda che ha condannato il colosso americano a pagare 13 miliardi di euro in tasse arretrate. Una questione che assumerà una connotazione sempre più politica. Il presidente eletto Donald Trump ha, infatti, proposto che le aziende americane con capitali significativi detenuti all’estero possano rimpatriare tali capitali con il pagamento di un’aliquota più bassa. Questa linea determinerebbe una situazione di stallo tra i legislatori americani ed europei su dove tale denaro - anche quello di Apple - debba essere tassato.

Facebook
L’espansione di Facebook sta piano piano generando l’interesse dei funzionari europei attenti al potere che è in grado di esercitare oggi sull'intera globalità, soprattutto per ciò che concerne i dati degli utenti dei quali può essere a disposizione. Nel 2017 il social media si troverà ad affrontare gli esiti delle indagini in Francia, Spagna, Germania e Paesi Bassi in merito alle accuse promosse da questi stati. Le inchieste si sono concentrate soprattutto sulla gestione che Facebook avrebbe avuto nei confronti dei dati di oltre 300 milioni di utenti del Vecchio Continente, incrociando le informazioni di servizi come Instagram e WhatsApp al fine di inviare messaggi pubblicitari mirati. Nel mirino anche l’uso del popolarissimo Like che rende possibile tracciare le abitudini di chi naviga in rete. In costruzione anche le accuse in merito alla divulgazione di notizie false, avvenute nell’ultimo periodo. L'accusa è di abuso di posizione dominante.

Uber
Nel mese di aprile la Corte di Giustizia europea dovrà decidere se Uber è un servizio di trasporto o una piattaforma digitale. Decisione questa che avrà conseguenze di vasta portata. Se Uber sarà considerato un servizio di trasporto, dovrà rispettare le regole previste per i taxi in Europa e non potrà più  essere in grado di offrire alcuni dei suoi servizi a basso costo. Se la Corte dichiarerà che Uber è una piattaforma digitale, la società avrà una maggiore capacità di espandersi in modo aggressivo all’interno dei confini europei, tuttora uno dei suoi più importanti mercati internazionali.