27 maggio 2017
Aggiornato 00:30
innovazione

Layla Pavone (Digital Magics): «Il 2017 sarà l'anno della svolta: più formazione e più investimenti»

Crescono gli investimenti sia verso le startup che all'interno delle aziende. Buono il bilancio, ma ancora arranca il sistema dell'Open Innovation

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ROMA - Passa il 2016 ed è tempo di bilanci. All’alba della tanto attesa notte di San Silvestro la cosa che vien più spontanea fare è trarre le somme. Per un 2016 che se ne va che ha visto l’innovazione digitale compiere tanti passi avanti, ma che ancora arranca tra i successi e le sfide vinte e gli ostacoli che ancora deve superare.

Il 2017 anno di svolta
Un anno che ha visto gli investimenti verso le startup italiane crescere in ampia misura passando dai 147 milioni del 2015 ai 217 milioni del 2016, dopo un breve rallentamento nel 2014 dove gli investimenti si erano arrestati a miseri 120 milioni (fonte Osservatori.net). E per la prima volta nel 2016 l’Italia è anche riuscita ad attrarre investimenti internazionali con le Big Company che hanno deciso di investire nei talenti del BelPaese, come ad esempio ha fatto Apple, aprendo il campus per sviluppatori iOS a Napoli. «Credo che il 2017 sarà l’anno di svolta - ci racconta Layla Pavone, AD di Digital Magics -. Che in qualche modo sancirà il cambio di marcia che il nostro Paese si darà e in parte si è già dato negli ultimi mesi del 2016 per poter essere concretamente competitivo e dare le giuste opportunità a tutto l’ecosistema delle startup italiane che, in quanto a talento, creatività e competenza non ha nulla da invidiare rispetto ad altri Paesi».

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Imprese pronte a investire in digitale nel 2017
Cresce anche il fatturato delle startup che passa dai 184 milioni del 2014 ai 247 milioni del 2015 con una crescita del 34% laddove le imprese innovative diventano sempre più fonte di lavoro con 2420 dipendenti assunti contro i 1565 del 2014 e una crescita del 55%, segno di un mercato italiano che risponde bene alla digital trasformation e che non ha intenzione di lasciarsi scappare l’opportunità di crescere. A confermare questo trend c’è la crescita degli investimenti per l’innovazione digitale come priorità per il 2017, dove un 46% è previsto per il consolidamento applicativo e un 39% per Business Intelligence, Big Data e Analytics.

L’importanza della formazione
Investimenti resi possibili anche dal piano Industria 4.0 voluto dal ministro Calenda che va verso l’obiettivo di un miliardo di investimenti e dà l’idea di un Governo non più dietro la porta, ma parte attiva dell’innovazione digitale. Un Governo che dovrà investire anche sull’educazione: «Il 2017 sarà un anno di svolta anche per la formazione - continua Layla Pavone -. Quell’area che va nella direzione di cambiare i paradigmi della classica cultura d’impresa nella quale la digital trasformation si integra trasversalmente e totalmente».

Ancora paura dell’open innovation
Un anno, il 2016, che non può che essere visto con il segno positivo. Anche se continua a sorprendere il comportamento delle aziende radicate sul territorio che paradossalmente più rifiutano l’innovazione quanto più sono piccole. Il 78% delle piccole-medie imprese dichiara di non voler lavorare con le startup contro un 46% delle grandissime imprese disposte a farlo ben volentieri. Motivi? A sostegno dell’open innovation l’incentivo a favorire un’apertura della cultura aziendale e una contaminazione continua; contro le startup quella cultura radicata, arcaica che non riesce ad aprirsi al digitale. E allora vale proprio la pena dire che è la cultura il centro, il fulcro che dobbiamo scalfire. Cominciando dal 1° gennaio 2017.

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