29 marzo 2017
Aggiornato 11:00
made in italy

Un guanto hi-tech per far mangiare e bere 6 quadriplegici

Il guanto hi-tech è controllato in modo non invasivo da elettrodi posti all’interno di una cuffia che traduce attività del cervello e movimento degli occhi in comandi di apertura e chiusura della mano

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PISA - Pensate alla gioia di un quadriplegico, i cui movimenti abituali sono praticamente impossibili, di riuscire a bere caffè da una tazzina semplicemente attraverso l’uso della propria mano. Un movimento che al resto del mondo sembra normale routine, ma che per chi soffre di certe malattie, è una lotta quotidiana. E quel sorriso se lo sono goduti alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, dove alcuni ricercati sono riusciti - attraverso un guanto hi-tech - a far eseguire tutti questi movimenti quotidiani a sei quadriplegici.

Un guanto hi-tech per i quadriplegici
Mangiare da soli, bere un caffè, afferrare una bottiglia di plastica, scrivere su un foglio di carta o afferrare una banconota. Movimenti semplici, ma impossibili per chi non ha l’uso delle mani e delle gambe. A rendere possibili queste operazioni ci ha pensato un guanto hi-tech realizzato dai ricercato della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e controllato in modo non invasivo da elettrodi posti all’interno di una cuffia, realizzati in Germania, dal gruppo dell’università di Tubinga guidato da Surjo Soekadar. Il sistema traduce attività del cervello e movimento degli occhi in comandi di apertura e chiusura della mano, trasmessi con una tecnologia wireless.

La semplicità di utilizzo
Rispetto agli studi precedenti che hanno portato alla creazione di interfacce invasive uomo-macchina utilizzate anche con successo su pazienti quadriplegici, questo guanto hi-tech rappresenta nuove opportunità di utilizzo. Gli stessi risultati si possono avere, infatti, in modo meno invasivo attraverso l’uso degli elettrodi posizionati sulla testa e sugli occhi. Da non sottovalutare la facilità di utilizzo del dispositivo che è stata potenziata dal fatto che l’intero sistema di registrazione dei «bio-segnali» è del tutto wireless e il sistema esoscheletrico è incorporato all’interno della carrozzina.

Sul mercato in 10 anni
Il gruppo di ricerca composto da scienziati europei è stato coordinato dai bioingegneri Nicola Vitiello e Maria Chiara Carrozza, ex ministro dell'Istruzione, università e ricerca e con la collaborazione della Fondazione Don Gnocchi di Firenze e dall’ospedale San Camillo di Venezia. Un successo importante per il futuro laddove questi dispositivi tecnologici possano diventare di largo consumo. Secondo le previsioni di Maria Chiara Carrozza, già nel 2017 sarà possibile mettere a punto in Italia il protocollo per una nuova sperimentazione. «Per rendere la tecnologia a portata di tutti - dice Maria Chiara Carrozza - bisognerà trovare la strada giusta, ma è possibile che questo richieda meno di 10 anni».