29 aprile 2017
Aggiornato 15:00
sharing economy

Uber, la Corte UE deciderà se app o società di trasporti

La Corte Europea di Giustizia dovrà decidere se Uber è una azienda che offre veicoli con autisti o, invece, un servizio digitale. La sentenza rischia di compromettere tutta la sharing economy

Uber, la Corte UE deciderà se app o società di trasporti (© )

NEW YORK - Quale sarà il futuro per la sharing economy? Mentre in Italia è polemica sulla proposta di legge relativa all’home restaurant, fuori dai confini le autorità europee potrebbero avere un peso importante per il futuro di un colosso tecnologico americano e in generale per il concetto stesso di sharing economy. Bruxelles infatti sta interrogandosi su una questione fondamentale: cosa è Uber? La startup americana che permette di trasportare persone è una azienda che offre veicoli con autisti o, invece, un servizio digitale?

Uber: azienda o servizio?
Entro la prossima primavera la Corte Europea di Giustizia cercherà di provare a dare una risposta, prendendo in considerazione una causa che potrebbe dare un forte colpo a Uber, che ha un valore di 63 miliardi di dollari e che presto potrebbe decidere di quotarsi in borsa. Bene, se Uber è semplicemente una società internet che offre servizi, allora ha la possibilità di espandersi in tutti i paesi dell'Unione. Se invece è un servizio di trasporto, le cose si fanno più difficili. Dovrà infatti sottostare a regole più restrittive, diverse in ogni singolo stato e, alla fine, rischiare di essere messa al bando. Ma è proprio questo secondo scenario che potrebbe creare un terremoto alla sharing economy: gruppi come Airbnb, Deliveroo e Hassle, che collegano lavoratori in proprio con i consumatori, potrebbero rischiare sanzioni e leggi di forte impatto per la loro crescita.

La sorte della sharing economy
«L’Europa è un mercato importantissimo per tutte queste società quindi una decisione potrebbe essere una grossa sfida per loro», ha detto al Financial Times, Debbie Wosskow della associazione Sharing Economy UK, che si occupa di rappresentare tutte le aziende del settore in Gran Bretagna. La causa, che è partita a Barcellona, non obbliga Bruxelles a decidere tra la prima o la seconda possibilità. In realtà le autorità potrebbero anche sostenere che Uber ha entrambe le caratteristiche, creando in questo modo maggiore confusione. L'Europa consente alle società di servizi di operare liberamente nell'Unione, mentre pone alcune restrizioni a particolari settori: i trasporti sono di competenza statale. Aziende come Uber e Airbnb possono facilitare un servizio ma non possono eseguirlo direttamente.

Come si difende Uber
Durante il dibattito svoltosi ieri in Lussemburgo presso la sede della Corte Europea Uber ha esposto in udienza le proprie ragioni, ribadendo i motivi per i quali si ritiene un'applicazione. «Le persone si occupano di trasporti tutti i giorni usando le proprie auto, indipendentemente da Uber – ha sostenuto la compagnia davanti la Corte Europea – e naturalmente tendono a condividere i propri mezzi con gli altri. Con la tecnologia degli smartphone Uber rende solo più efficiente per autisti e passeggeri la possibilità di entrare in contatto in una maniera conveniente per entrambi». Nel caso in cui venisse deciso che Uber è un servizio di trasporti, la società dovrebbe accordarsi con ciascuno dei 28 paesi dell’Ue (per ora opera in 21 di questi) sulle norme da rispettare nei singoli stati, e iniziare a rispettare le regole sindacali e di sicurezza sul lavoro previste per i tassisti.

La concorrenza
Il problema sono alcuni concorrenti: sostengono che questi servizi non debbano sostare alle regole che loro invece devono rispettare. Uber dal 2001, anno in cui è arrivata in Europa, ha combattuto contro l'industria dei taxi, arrivando ad essere bandita da Germania, Francia, Italia, Belgio, Olanda e Spagna. In questo momento Uber opera in 21 paesi dei 28 dell'Unione e ha rapporti molto migliori con le autorità.