29 aprile 2017
Aggiornato 15:00
i contro

Legge sull'home restaurant, perché blocca tutta la sharing economy

Secondo un sondaggio, l'85% degli aspiranti cuochi ha dichirato che non aprirebbe un home restaurant nel caso in cui passasse la legge. Ecco perchè la normativa bloccherebbe l'economia

Legge sull'home restaurant, perché blocca tutta la sharing economy (© Shutterstock.com)

MILANO - La proposta di legge che disciplina il fenomeno dell’home restaurant e che sta per andare in discussione alla Camera sta sollevando un fitto polverone tra chi in buona parte la sostiene come Cristiano Rigon, fondatore di Gnammo, e chi, invece, la considera una forte limitazione per il futuro di tutta la sharing economy. La proposta mira a regolamentare un fenomeno - quello dell’home restaurant - che di fatto si è diffuso negli ultimi anni a livello esponenziale in tutta la Penisola. Si tratta di nuovi modelli di business che permettono a cuochi più o meno professionisti, ma appassionati di cucina, di mettere a disposizione la propria casa e le proprie doti culinarie a favore della community. Parola d’ordine? Condivisione e collaborazione, in ottica sharing economy.

La polemica
La proposta di legge, tuttavia, sta sollevando diverse polemiche, dando luogo ad associazioni che si sviluppano principalmente sui social come il gruppo di studio «Home Restaurant» che attualmente conta oltre 2mila iscritti, secondo cui «la proposta attuale dimostra una visione miope e riduzionista che invece di agevolare frena le attività di  sharing economy a beneficio di interessi e categorie che probabilmente ne temono gli sviluppi - a nostro parere del tutto immotivatamente».

Leggi «I pro e i contro della legge secondo Gnammo» »

L’85% dei cuochi non aprirà se passa la legge
«Abbiamo effettuato dei sondaggi tra gli aspiranti cuochi dell’home restaurant - ci dice Giambattista Scivoletto amministratore del sito www.bed-and-breakfast.it, piattaforma con più di 16.000 B&B, il 30% dei quali interessati all’Home Restaurant. Anche fondatore del portale HomeRestaurant.com -. L’85% sostiene che rinuncerebbe ad aprire l’attività nel caso in cui passasse la legge. In base a queste considerazioni ci chiediamo se sia giusto che in un paese come l’Italia, che ha un’economia che si ispira a dei principi di  libera concorrenza in cui si dice chiaramente che  «Comuni, Province, Regioni e Stato adeguano i rispettivi ordinamenti al principio secondo cui l'iniziativa e l'attività economica privata sono libere ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge...», in cui si continua a promettere sburocratizzazione, ci si possa permettere ancora di  opprimere  ogni timida, nuova, iniziativa economica».

I limiti della legge
A sollevare le polemiche sono i limiti che la proposta di legge mette a punto per «normare» i nuovi modelli di business, dall’obbligo di acquisizione dei pagamenti solo in forma elettronica attraverso apposite piattaforme web al limitato numero di coperti annui consentiti (1 ,3 al giorno in media), dal tetto massimo annuale di  5 mila euro lordi al divieto di esercitare l’Home Restaurant per alcune categorie, come i gestori di B&B.

«Il numero di visitatori che andrà in Home Restaurant non intaccherà minimamente il pubblico che va nei ristoranti - continua ancora Givoletto -. Considerando i 76 miliardi di fatturato della ristorazione nel 2015, 10.000 Home Restaurant con 5000 euro di introiti annui medi rappresenterebbero solo lo 0,065% di quell’enorme cifra. L’Home Restaurant, però, può essere considerata un'attività concorrente, per quanto di certo non sleale. Il successo di un'economia liberista, come la nostra, si basa sull'iniziativa privata e la concorrenza è il motore che la muove».

L’appello all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato
«Comprendiamo la difficoltà del Legislatore che ha l’obbligo di legiferare in modo da evitare la malafede di alcuni, ma le forme per prevenire e combattere l’evasione non possono essere applicate in maniera discriminatoria e senza curarsi del pericolo che si corre di soffocare la legittima iniziativa privata - si legge in un comunicato dal gruppo di studio sull’Home Restaurant -. Chiederemo a tal proposito che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato si pronunci preventivamente, prima che la legge arrivi in aula per il voto finale, e auspichiamo che la ripresa della discussione possa condurre ad aperture rispetto alle posizioni precedentemente espresse, valorizzando le aspettative di tanti cittadini che hanno sperato e ancora sperano che questo Parlamento,  rinnovato da molti giovani, possa portare una ventata di aria fresca così come promesso».