27 maggio 2017
Aggiornato 00:30
evento gamma forum

Open Innovation (Calderini): «Ci mancano le competenze manageriali»

Un Paese che sa fare open innovation, ma a cui mancano le capacità per gestire davvero le nuove tecnologie. Il punto di Mario Calderini professore di strategia e management dell'innovazione, Politecnico di Milano e Consigliere per le politiche di ricerca e innovazione del Ministro Istruzione

Mario Calderini (© )

Questo è il secondo appuntamento dedicato all'approfondimento dell'open innovation realizzato in collaborazione con l'associazione GammaDonna in vista dell'ottavo Forum Nazionale dell'Imprenditoria Femminile e Giovanile.

Leggi l'intervista a Mario Parenti, presidente dell’Associazione GammaDonna »

Leggi l'intervista a Mariarita Costanza, fondatrice di Macnil-Gruppo Zucchetti »

TORINO - «Noi italiani siamo sempre stati bravi nell’open innovation artigianale, ma oggi ci manca una vera e propria open innovation manageriale». Parla dell’attuale sistema italiano Mario Calderini, professore di strategia e management dell'innovazione, Politecnico di Milano e Consigliere per le politiche di ricerca e innovazione del Ministro Istruzione, Università e Ricerca. Mario Calderini, insieme a molti altri, parteciperà all’ottavo Forum dell’imprenditoria femminile e giovanile organizzato da GammaDonna e in programma per il prossimo 10 novembre come membro del comitato di progetto.

Gestire la tecnologia
Una carriera di tutto rispetto, quella di Mario, laureato in Ingegneria Meccanica al Politecnico di Torino, ha ottenuto il PhD in Economics presso la University of Manchester. E’ Professore Ordinario al Politecnico di Milano presso il Dipartimento di Ingegneria Gestionale dove insegna Economia e Organizzazione Aziendale e Sistemi di Controllo di Gestione. Un’esperienza che l’ha portato a concentrarsi sull’aspetto economico dell’innovazione poiché capì sin da giovane che il problema non era tanto lo sviluppo delle nuove tecnologie quanto piuttosto la loro gestione all’interno delle aziende. «Col passare del tempo anche le stesse imprese e istituzioni si sono rese conto che non bastava sviluppare la tecnologia - ci racconta Mario Calderini - ma era altrettanto necessario creare una strategia che desse valore all’impresa».

La mancata execution delle aziende
Se da una parte un ruolo importante se lo giocano aziende e startup, dall’altra resta fondamentale il valore della politica e delle istituzioni. «Negli ultimi anni il governo italiano ha adottato delle politiche legate al panorama dell’innovazione molto interessanti - continua Mario -. Il limite è stato nella fase di execution, dove le istituzioni sono venute completamente meno». Il gap si è evidenziato principalmente nella fase di approccio laddove i fondi alle aziende, i bandi, si sono rivelati più contributi di rafforzamento e di assistenza, e non hanno - di fatto - stimolato una vera capacità di innovazione all’interno delle imprese italiane. «Ora è il momento di creare degli ecosistemi fertili - dice Mario - dove le imprese possano partire anche dal basso».

E poi c’è anche il gap culturale, quello di un Paese che, per certi aspetti, non è sempre pronto ad accogliere l’innovazione e la tecnologia. «Politica e cultura si rimbalzano una palla, le colpe sono di entrambi. Ma abbiamo tante possibilità».

Scarse competenze manageriali
In un paese poi che all’open innovation è sempre stato abituato sin dalla nascita delle prime industrie, soprattutto quelle manifatturiere. Un’Italia che è fatta di imprenditori come ci insegna la storia, ma a cui mancano le capacità manageriali. «Non si tratta semplicemente di fare open innovation e di aprire le porte alle startup - dice Mario - quanto piuttosto di strutturare dei comparti di gestione che queste nuove tecnologie sappiano gestirle, che abbiano elevate capacità manageriali. Cosa che, invece, nelle piccole e medie aziende manca completamente». Sia la politica che lo stesso settore imprenditoriale italiano sembra tuttavia muoversi nel senso giusto, partendo dalla formazione. Prima di tutto.