23 maggio 2017
Aggiornato 20:30
basta unicorni

Si investe sempre più in startup piccole

Basta con il mito degli unicorni: nell’ultimo trimestre del 2015 i venture capitalist hanno investito 11,3 miliardi di dollari in 960 startup, il 30% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedent

Basta unicorni (© Shutterstock.com)

NEW YORK - Sembrerebbe che gli investitori vadano sempre più a caccia di scarafaggi. Un modo bizzarro per dire che, stando agli ultimi dati, preferirebbero le startup più piccole rispetto agli unicorni, ossia quelle startup il cui valore è uguale o superiore al miliardo di dollari.

Si investe in startup piccole
Un fenomeno ormai consolidato e confermato dai numeri, i quali evidenziano come gli investitori non cerchino startup che tentano di seguire le orme di Uber, ma che - pur avendo ambizioni più ridotte - sanno ben adattarsi alle intemperie e cambiare strada. I dati confermano il trend: tra aprile 2015 e aprile 2016 il mercato americano del capitale di rischio è diminuito del 30%. Del resto siamo in piena rivoluzione politica e le sorti potrebbero cambiare dal giorno alla notte a seconda di chi siederà in Casa Bianca. Nell’ultimo trimestre del 2015 i venture capitalist hanno investito 11,3 miliardi di dollari in 960 startup, il 30% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Trend confermato nel 2016
Il trend resta confermato anche nel primo trimestre del 2016 che ha visto un ulteriore calo del 25%, mentre i dati del secondo trimestre di quest’anno, seppur frammentari, sembrano confermare la tendenza degli investitori a sostenere startup più modeste: cala il valore del capitale erogato e il numero di startup in cui si investe.

La sfida di Digital Magics
Sulla stessa linea anche Digital Magics, uno degli incubatori più importanti d’Italia. Abbandonare il mito degli unicorni e acquisire startup all’interno delle aziende già avviate. Una sfida quella di fare in modo che il 5% delle 200mila imprese italiane con più di 10 addetti adotti una startup digitale. Una sfida importante, ma che secondo Digital Magics creerebbe migliaia di posti di lavoro, farebbe aumentare il Pil e accrescerebbe la competitività del sistema imprenditoriale del Belpaese. Anche se il panorama degli unicorni è florido e cresce a vista d’occhio. Nel 2009 c’erano solo 4 startup al mondo valutate più di un miliardo di dollari. Nel tempo il loro numero è cresciuto in maniera importante. Oggi, secondo i dati di CB Insights, ce ne sono 152 nel mondo. In Europa (Fonte GP. Bullhound) arriviamo a 47. Le più grandi sono nell’ordine Spotify, Skype e Zalando. Hello Fresh, Blippar ed Evolution Gaming sono fra le ultime arrivate. In Italia solo Yoox ad aprile 2016 aveva un valore di 4 miliardi di dollari. Diciotto grandi startup sono nati nel Regno Unito, sette in Svezia, sei in Germania, tre in Francia. Queste aziende europee hanno impiegato tra i 7 e i 9 anni per diventare grandi. E al di là degli investimenti raccolti, al momento soltanto il 60% delle grandi startup europei fa profitti. Per capire i rapporti di forza col nostro Paese soltanto 7 startup di successo hanno raccolto fino ad oggi più di 10 milioni di euro.