29 aprile 2017
Aggiornato 15:00
Intervista a Monica Archibugi

Sharing Economy, Le Cicogne: «Regolarizziamola, ma in modo semplice»

La sharing economy è figlia della crisi, di chi ha dovuto inventarsi. A pochi giorni dal Festival #IoCondivido promosso da Altroconsumo, la storia di Monica e delle sue «Cicogne»

Monica Archibugi (© Le Cicogne)

ROMA - Puntare sulla sharing economy per dare la possibilità a tutti di reinventarsi. E’ un po’ questo lo spirito che accomuna numerose startup che hanno fatto della condivisione la vera e propria leva per ambire al successo. Idea nate per caso, nella maggior parte delle volte, da un’esigenza reale che si ha avuto il bisogno di soddisfare. Un po’ come è capitato a Monica Archibugi de Le Cicogne.

Da un’esigenza
Le Cicogne si occupa di mettere in contatto baby sitter e chi ha effettivamente bisogno di usufruire di questo servizio. «Come molte ragazze giovani facevo la baby sitter - ci racconta Monica -. Ho avuto subito una spinta grazie al negozio per bimbi di mia madre e un bel giorno mi sono ritrovata ad avere troppo lavoro da gestire, troppe mamme che avevano bisogno del mio aiuto. Non volevo dire di no a nessuno, quindi ho cominciato prima a coinvolgere le mie amiche, poi a creare un gruppo di incontro su Facebook per sostenere la richiesta».

La prima colletta
Parlare con decine di genitori al giorno, però, diventa improvvisamente più faticoso del previsto. C’è bisogno di una soluzione. Monica pensa quindi a un sito dove raccogliere le informazioni e dare la possibilità a genitori e baby sitter di mettersi in contatto: «La prima versione del sito l’ha fatta un amico di un amico - continua Monica -. Non avevo i solidini per pagarlo, ero troppo giovane e così ho chiesto al mio network di fare una colletta per me. Ho pagato il mio primo sito 1400 euro in banconote da 20! Però è andata bene».

La svolta
La svolta arriva dopo un articolo su il Corriere della Sera, contattato direttamente da Monica dopo aver visto l’approfondimento sullo stesso giornale di un competitor canadese che aveva messo su un servizio praticamente simile al suo. «Dopo l’articolo ho cominciato a ricevere centinaia di richieste e ho capito che non potevo più farcela da sola». Arriva la partecipazione all’Innovaction Lab di Roma, dove Monica trova la sua attuale socia Giulia Gazzelloni e poi il programma di accelerazione a Luiss Enlabs chiuso nel luglio del 2013 dopo un percorso che a Monica e al suo team ha insegnato molto: «Capisci che il tuo prodotto non andrà mai bene - continua Monica - che lo dovrai modificare mille volte e non basterà, ma è questa la vera sfida».

(© Le Cicogne)

Nel 2017 in una città estera
Ora Le Cicogne è una realtà consolidata, un servizio disponibile in 83 città italiane che offre numerose possibilità. Innanzitutto un’assicurazione - che non è una cosa da poco - e una modalità di pagamento cashless. In questo modo la baby sitter può fare un vero e proprio check-in/check-out ed essere pagata subito con l’immediato addebito sulla carta di credito del genitore. Quest’ultimo non si deve ricordare quando effettuare il pagamento e la baby sitter non si deve fare calcoli inutili: tutto avviene in automatico.

Il valore della sharing economy
Nonostante i numerosi passi avanti, la mancata regolarizzazione di queste piattaforme di sharing economy resta un problema: «Non è che noi non vogliamo una regolarizzazione - ci dice Monica -. La vogliamo eccome. Purché si vengano a creare dei sistemi semplici e non macchinosi. Un unico contratto di lavoro, semplice e accessibile. Senza segare le gambe all’innovazione e all’intraprendenza di noi giovani. Del resto la sharing economy ha dato la possibilità a chiunque di lavorare, è figlia della crisi, di chi ha dovuto inventarsi ed è per questo che va sostenuta».