24 maggio 2017
Aggiornato 21:30
business

Il signor Zara divide i guadagni con i suoi dipendenti

Più di 37 milioni di dollari da dividere con i suoi 78mila dipendenti più 2 anni di anzianità. Un modello di business vincente per premiare la crescita dell'azienda che nell'ultimo anno ha registrato più 15%

Arancio Ortega (© )

MADRID - Quale sarebbe il vostro ritmo di lavoro in un’azienda o in una startup avviata se sapeste che i guadagni vengono divisi con i dipendenti? Probabilmente lavorereste di più e meglio. Certo, un discorso che esclude (forse) le aziende più piccole, ma un business model da non sottovalutare. E’ quello che hanno pensato di fare Pablo Isla e Arancio Ortega, rispettivamente presidente e fondatore/azionista di maggioranza di Inditex, società spagnola che tra i suoi marchi ha Zara, Massimo Dutti, Berska, Pull and Bear.

Zara divide i guadagni con i dipendenti
Saranno 37,5 milioni i dollari da suddividere tra i circa 78mila dipendenti con due anni di anzianità. Un bonus per premiare i grandi risultati dell’azienda, cresciuta del 15% rispetto all’anno scorso. Un risultato che assume ancora più valore se si pensa che la storia del gruppo è iniziata da un piccolo negozio. Quello nel quale lavorava Ortega all’inizio della sua carriera quando a 11 anni ha lasciato la scuola per fare il fattorino in biciletta.

La storia di Ortega
Una storia da leggere e da cui prendere spunto quella di Ortega che sin da giovane, semplice commesso, impara a conoscere i gusti dei consumatori, capisce che la gente cambia spesso vestito, sceglie l’abito per un’occasione, magari lo cestina dopo solo un’anno e per fare tutto questo vuole spendere poco, molto poco. Per comprimere i costi, tuttavia, era necessario eliminare completamente gli intermediari e agire direttamente con il consumatore. E così coinvolge i suoi fratelli nella produzione casalinga di vestiti e quella di aziende poco note che avessero dei prezzi inferiori rispetto alla media del mercato. Una proposta commerciale che convince il titolare del negozio per cui i fratelli lavorano a proporle in vendita.

Il primo negozio
Da subito Ortega dimostra di essere un vero leader e arriva con determinazione a decidere in prima battuta il prezzo finale del prodotto, per poi procedere a ritroso nello stabilire i costi di produzione della merce. La buona riuscita dell’operazione gli consente di affittare un garage e comprare una macchina da cucire per confezionare le vestaglie, fino a quel punto cucite a mano. L’asso nella manica del business, in aggiunta alla qualità a prezzo contenuto, stava nella puntualità della consegna. Nel 1972 si mette in proprio: oramai è pronto a sfidare i competitor. Dalle vestaglie è passato ai vestiti da uomo e poi all’abbigliamento sportivo. Il giro d’affari è enorme e c’è bisogno di un’ufficio più grande e di allargare i dipendenti. L’apertura del primo punto vendita, nel 1972, è preceduta dall’avvio di fabbriche di produzione. In un’ottica di crescita costante, si piega ad accettare alcuni soci che apportavano i capitali necessari all’espansione: operazione poi riequilibrata dopo una decina di anni, con la riacquisizione di tutte le quote.

Dipendenti Zara

Dipendenti Zara (© )

Dal flop alla conquista del mercato
Il primo negozio prende il nome di Sprint, punto vendita che si rivela inizialmente un flop. Ortega non demorde, capisce l’errore e rimedia creando un modello di business che rivoluziona completamente il settore: e punta sulla velocità. Circa 15 giorni il tempo necessario dalla progettazione all’arrivo in negozio della merce, dove un’azienda tradizionale richiede oggi sei mesi di lavoro concentratissimo. Questo significa che una catena come Zara è in grado di presentare più collezioni all’anno, mentre i grandi marchi non ce la fanno. Grazie a questo modello di business Ortega ha aperto la sua azienda in 88 nazioni con un patrimonio personale di 71,9 miliardi di dollari. E’ il secondo uomo più ricco al mondo.