30 marzo 2017
Aggiornato 04:30
Green

Il futuro del cibo in città: l'agricoltura urbana

Il numero della popolazione urbana è destinata ad aumentare: molte le sfide, soprattutto per quelle metropoli che si trovano ad affrontare grandi problemi legati alla sicurezza alimentare e alla scarsita di reddito

Il futuro del cibo in città: l'agricoltura urbana (© Adobe Stock)

NEW YORK - Costi troppo elevati, disuguaglianze e disequità alimentare, aumento considerevole dei rifiuti. Sono queste le criticità che Habitat III, la prossima conferenza delle Nazioni Unite si propone di affrontare a ottobre, esplorando l’agricoltura urbana come una soluzione per la sicurezza alimentare mondiale, soprattutto in quelle grandi metropoli come New York dove ancora moltissime persone non hanno accesso alle risorse alimentari e quando accade scelgono il cibo-spazzatura per i suoi costi ridotti.

Non c’è la sicurezza alimentare
Dal 2000, il costo del cibo in una città come New York è aumentato del 59%, mentre il reddito medio dei lavoratori adulti è aumentato solo del 17%. Il 42% delle famiglie non dispone del reddito necessario per coprire le maggiori necessità come cibo, alloggio, vestiario, trasporti e sanità, ma guadagnano ancora troppo per qualificarsi idonei all’assistenza del governo. L’anno scorso, a tal proposito, è stato introdotto - con il supporto delle Nazioni Unite - l’OneNYC, un piano di sviluppo sostenibile con l’obiettivo di sollevare 800mila persone dalla povertà in un decennio. In questa ottica è necessario porre l’accento sull’agricoltura urbana: «In una città come New York - ha detto Michael Hurwitz, direttore del Greenmarket di GrowNYC, che ha lavorato su OneNYC - l’agricoltura urbana è in grado di facilitare la nutrizione delle persone, oltre all’istruzione e alla creazione di spazi sicuri».

L’agricoltura urbana
L'agricoltura urbana svolge un ruolo significativo per l'alimentazione delle popolazioni urbane in tutto il mondo. Secondo le stime dell’Organizzazione per l’Alimentario e l’Agricoltura delle Nazioni Unite, 800 milioni di persone in tutto il mondo crescono grazie a verdura, frutta e bestiame prodtto in città contribuendo al 15-20% del cibo a livello mondiale. In Africa il 40% della popolazione urbana, infatti, è impegnata in agricoltura. Nei paesi sviluppati l’agricoltura urbana assolve un ruolo determinante in tutti quegli agglomerati urbani che presentano delle disuguaglianze tra quartieri e dove quelli poveri hanno realmente un fabbisogno alimentare molto alto. Pensate ad alcuni quartieri di New York o delle maggiori città del Brasile o degli Stati Uniti.

Creare nuovi agricoltori
In quartieri come questi ad essere alto non è solo la povertà, ma anche il tasso di criminalità. In questo modo l’agricoltura urbana diventa anche un percorso di sviluppo culturale e di formazione. E’quello che sta facendo GrowNYC, organizzazione no-profit che si occupa di gestire tutti i giardini delle scuole di New York, coinvolgendo i piccoli in un’attività di formazione urbana, solidale ed ecosostenibile con l’obiettivo di creare una cultura imprenditoriale agricola anche nelle grandi città. Non si tratta quindi solo di produrre una quantità di massa standardizzata di cibo, quanto piuttosto di far crescere gli imprenditori agricoli urbani, anche tra il cemento delle grandi metropoli.

Le sfide
Secondo le stime si prevede che il numero di persone che vivono in città raddoppierà nei prossimi trent’anni. Questo significa che sarà necessario creare sempre più spazi all’interno degli agglomerati urbani destinati all’agricoltura e soprattutto, sarà opportuno mantenere la cultura del cibo sano e biologico a dispetto invece delle grandi offerte dei fast food. Una sfida davvero importante affrontata per la prima volata anche dalle Nazioni Unite nella prossima conferenza Habitat III che darà vita a una nuova Agenda Urbana.