29 aprile 2017
Aggiornato 05:30
GammaDonna

Cresce l'imprenditoria femminile: «Dobbiamo ancora fare tanto, ma siamo sulla strada giusta»

Le imprese femminili sono in forte crescita, sono più giovanili e crescono più velocemente di quelle maschili. Da qui nasce il Gamma Forum, per agevolare lo sviluppo dell'imprenditoria in rosa e la risorsa delle donne

Cresce l'imprenditoria femminile: «Dobbiamo ancora fare tanto, ma siamo sulla strada giusta» (© Adobe Stock)

TORINO - Open innovation e imprenditoria femminile. In un mondo fatto di innovazione, startup e trasformazione digitale e tecnologica le donne, per certi aspetti, hanno ancora un ruolo marginale. Causa di preconcetti e di una formazione a volte scarna che porta le donne ad allontanarsi dai settori delle nuove tecnologie. Eppure sono molte le figure femminili che hanno fatto la storia quando si parla di questi temi. Su questi presupposti nasce GammaForum 2016, l’evento promosso da GammaDonna e volto a favorire lo sviluppo della risorsa donna e giovane nel mondo del lavoro e dell’impresa. Un trend finalmente in costante crescita, dove le imprese femminili crescono e sono, spesso, molto più innovative di quelle maschili. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Valentina Parenti, socia fondatrice di GammaDonna. Ecco cosa ci ha raccontato.

Imprenditoria femminile. Com’è la situazione in Italia e quali sono i settori dove le donne riescono maggiormente ad avere successo?
I dati più aggiornati prodotti da Unioncamere ci dicono che le imprese femminili sono 1 milione e 300mila, corrispondenti circa a un quinto del totale, e danno lavoro a oltre 3 milioni di persone. Numeri in costante crescita, che alimentano ottime speranze per il futuro anche per alcuni dati anagrafici. Le imprese femminili infatti sono più giovanili - quasi 14 su 100 sono guidate da under 35 – e crescono e più velocemente di quelle maschili, quasi del doppio. In pratica, l’imprenditoria «rosa», ha inciso per ben 2/3 sulla crescita imprenditoriale complessiva. E in generale sta aumentando tutta l’occupazione femminile, in controtendenza rispetto all’andamento di quella maschile e in misura superiore rispetto alla media europea. Per quanto riguarda i settori, i 2/3 delle imprese «rosa» sono maggiormente concentrate nei servizi, in particolar modo nei settori welfare, welness, turismo, moda, design… E qui forse si può fare di più, perché la percentuale femminile fatica ancora ad essere incisiva nell’industriale e nel manifatturiero; settori ad alto tasso high-tech in cui la spinta alla crescita è maggiore.

Donne e tecnologia. I settori scientifici e tecnologici sono ancora dominati da stereotipi o si sta assistendo a un’inversione di tendenza?
Gli stereotipi sono duri a morire, ma è in atto un’inversione di tendenza, seppur lenta, che va assolutamente sostenuta. Le imprese femminili nel settore ICT negli ultimi 5 anni sono cresciute a un ritmo di 3 volte superiore a quello del resto dell’economia. E, seppur pesino ancora troppo poco sul tessuto imprenditoriale, anche le startup  innovative femminili stanno crescendo velocemente e rappresentano oggi oltre il 15% del totale. Un potenziale enorme, ancora da sfruttare. D’altra parte bisogna sottolineare che queste forme di autoimpiego femminile sono in parte figlie delle insufficienti opportunità offerte dal mercato del lavoro e della sua rigidità.

Quali sono le soluzioni da adottare affinché le donne possano rendersi partecipi del processo innovativo e occupare ruoli importanti?
In primis puntare sulla formazione per avvicinare sempre più ragazze a percorsi di studi nelle cosiddette discipline Stem (scienze, matematica, ingegneria, tecnologia) e colmare un divario di genere ancora innegabile.
E poi sostenere l’ingresso nel mercato del lavoro con politiche attive. L’Italia ha uno dei tassi di disoccupazione femminile più elevati d’Europa. I fattori che determinano questi dati sconfortanti sono da ricercare anche nella difficile conciliazione lavoro-famiglia, problematiche che molti paesi stanno affrontando introducendo forme di smart-working, congedi di paternità obbligatori, formule di lavoro più flessibili che in Italia non riescono ad attecchire. Certo, ci sono anche segnali incoraggianti, ad esempio quelli che arrivano dall’applicazione della Legge 120/2011, quella – per intenderci – che prevede la presenza di «quote di genere» nei consigli di amministrazione. Le percentuali nelle posizioni di comando si stanno equilibrando (un dato su tutti: la quota degli amministratori donne è salita dall'11% circa del 2012 al 27% circa del 2015) ma ancora una volta il percorso è irto di ostacoli, anche culturali, che vanno rimossi.

Lo scorso 17 dicembre, il Parlamento europeo ha approvato la proposta di risoluzione sui fattori esterni che rappresentano ostacoli all’imprenditoria femminile europea. Cosa ne pensa?
È un segnale assolutamente positivo, che speriamo si concretizzi davvero in un misure strutturali di sostegno. Molti dei punti contenuti in quella proposta sono proprio quelli cui accennavo prima: una legislazione che riequilibri i ruoli maschili e femminili nella conciliazione vita-lavoro,  fondi per corsi di formazione nelle materie scientifiche e tecnologiche, maggiori sovvenzioni per le piccole imprese e a sostegno dell’imprenditoria femminile. Quello dell’accesso al credito e della parità di trattamento è un nodo cruciale:  in Italia 97 imprese su 100 guidate da donne hanno meno di 10 addetti, con tutte le difficoltà nella ricerca di investimenti che le piccole dimensioni comportano.

Con quali obiettivi nasce il Gamma Forum?
Il Forum è nato nel 2004 per promuovere momenti d’incontro e di scambio di esperienze e competenze in ambito imprenditoriale, con particolare attenzione al ruolo e all’apporto femminile e giovanile alla crescita dell’economia del Paese. Avevamo, allora come oggi, la convinzione che fosse indispensabile riequilibrare un modello di sviluppo che in Italia penalizza pesantemente donne e giovani nel mondo del lavoro. E che il valore aggiunto per il nostro Paese (in termini di punti di PIL e di equilibrio sociale) potesse davvero derivare dall’efficace interazione di genere – e generazionale –, ottenuta salvaguardando e valorizzando natura e caratteristiche di ciascuno. GammaDonna è nato con questi obiettivi e per costituire una piattaforma di aggregazione tra i soggetti che si occupano di tematiche affini, per fare massa critica e accelerare, così, i processi di cambiamento.

Quali migliorie può portare alla comunità lo sviluppo dell'imprenditoria femminile?
Le rispondo con un dato: secondo un recente report McKinsey, la perfetta parità tra uomo e donna farebbe aumentare il Pil mondiale del 26% in dieci anni. Ma voliamo più basso: se a livello globale si attuassero i comportamenti già in essere nei paesi più virtuosi di parità di genere, il beneficio sarebbe del 12% di ricchezza in più. Anche se si volessero tralasciare le motivazioni culturali ed etiche, basterebbe questa semplice considerazione puramente economica. Per dirla con le parole di un ex ministro norvegese, Victor Norman, a sostegno della legge sulle quote di genere: «Non per motivi di pari opportunità ma per motivi di competitività».