29 marzo 2017
Aggiornato 11:00
Il batterio usa due enzimi

Scoperto un batterio che si mangia la plastica

Solo nel 2013 si sono prodotte 56 milioni di tonnellate di polietilene tereftalato (Pet). Questo batterio è in grado di degradarlo grazie a due soli enzimi

Il batterio distrugge la plastica (© Shutterstock.com)

TOKYO - Un batterio mangia la plastica, il Pet, una delle più resistenti. Fantascienza? No, la soluzione per risolvere il problema dell’accumulo di rifiuti di plastica potrebbe essere dietro l’angolo e a impatto zero. Un gruppo di ricercatori avrebbe, infatti, identificato un batterio in grado di degradare e assimilare il Pet grazie a soli due enzimi.

Un batterio mangia la Pet
Il team guidato da Shosuke Yoshida del Kyoto Institute of Technology ha raccolto circa 250 campioni diversi di rifiuti Pet da altrettanti siti di riciclaggio di bottiglie. Successivamente ha selezionato le comunità di microrganismi che li abitavano e ha quindi sperimentato la loro capacità e necessità di utilizzare la plastica come fonte primaria di carbonio per la crescita. A dimostrarsi più efficace rispetto ad altri è stata la Ideonella sakaiensis 201-F6, un batterio che alla temperatura di 30°C e dopo sei settimane riesce a degradare quasi completamente un piccolo e sottile film di Pet. A fare la magia sono due enzimi che intervengono in successione, unici se confrontati con altri batteri. Queste due sostanze sono in grado di convertire da sole il Pet nei suoi monomeri: l’acido tereftalico e il glicol etilenico. Questi monomeri vengono poi utilizzati per la crescita del batterio.

Smaltimento della Pet
La scoperta scientifica potrebbe dimostrarsi molto interessante al fine di risolve uno dei maggiori problemi del nostro tempo e rimuovere la plastica dall’ambiente, soprattutto senza l’utilizzo di tecnologie e soluzioni impattanti. Solo nel 2013 si sono prodotte 56 milioni di tonnellate di polietilene tereftalato (Pet). Il polimero è utilizzato per produrre enormi quantità di prodotti nel mondo, come bottiglie, contenitori di bevande e detersivi. Il suo accumulo, malgrado gli sforzi di riciclo, è da tempo motivo di preoccupazione globale. Il materiale è, infatti, molto resistente e solo alcuni tipi di funghi sono in degradarlo. Almeno fino a oggi. Ora la Ideonella sakaiensis 201-F6 potrebbe dimostrarsi efficace e contribuire a nuove soluzioni di smaltimento.