28 settembre 2016
Aggiornato 05:00
Ogni 5 minuti 3 milioni di bicilette rubate in Europa

Sherlock, il «mini» antifurto GPS contro i ladri di biciclette

Sherlock è un dispositivo elettronico dotato di GPS che è in grado di tracciare la posizione della bicicletta quando viene rubata da qualche malintenzionato. E' pratico, maneggevole e invisibile

TORINO - In soli 5 minuti, mentre siamo dal tabaccaio a comprare il giornale o mentre prendiamo un caffè al volo prima di andare a lavoro, vengono rubate ben 25 biciclette in tutta Europa. Un vero record - oltre a un grave problema in termini di soldi e di tempo - che ha fatto accendere la lampadina ai ragazzi di Sherlock, il primo antifurto GPS per biciclette in miniatura.

Cos’è Sherlock
«Sherlock è un dispositivo elettronico che può essere facilmente installato all’interno della bicicletta e risulta praticamente invisibile dall’esterno - ci racconta Stefano Martinallo, co-founder di Sherlock -. E’ dotato di un GPS per la localizzazione in tempo reale della bicicletta, e se questa viene malauguratamente rubata, il dispositivo è in grado di inviare immediatamente una notifica sullo smartphone del ciclista che in questo modo può tracciarne subito la posizione». Insomma, un vero e proprio antifurto, peraltro, pratico e maneggevole. Sì, perché Sherlock è davvero facile da usare: basta inserirlo all’interno del manubrio, al quale si adatta talmente bene che è praticamente impossibile individuarne la presenza. Sherlock ha dimensioni davvero piccole, ha una batteria che dura dalle 2 alle 3 settimane e può essere ricaricato tranquillamente attraverso la porta USB. «Il materiale in cui sarà fabbricato per la commercializzazione - continua Stefano - sarà flessibile in modo tale che il dispositivo possa essere adattato anche ai manubri curvi, tipici delle biciclette più costose». E, in effetti, quando si spendono migliaia di euro per una bici da corsa non è affatto piacevole che questa sparisca mentre ci prendiamo un attimo di pausa, magari con un caffè al bar.

Sherlock non è un cervello in fuga
La produzione è tutta made in Italy, così come il team, cresciuto presso l’incubatole I3P del Politecnico di Torino: Pierluigi Freni, Matteo Stoppa, Marzia Testa, Nathalie Biolcati, Francesca Manna e, appunto, Stefano Martinallo. A ognuno il suo compito, e per questa volta bisogna ammetterlo: niente fuga di cervelli. Un po’ merito anche della Fondazione CRT che istituì il bando vinto proprio dal team di Sherlock. «La storia di successo di Sherlock – ha detto il segretario generale della Fondazione CRT Massimo Lapucci - dimostra che il nostro progetto Talenti per l’Impresa funziona: è un vero e proprio acceleratore di idee e di competenze, fondato sul principio meritocratico. Questo progetto ha già coinvolto 320 giovani, e ben rappresenta l’investimento nel capitale umano del nostro territorio, che è una delle caratteristiche peculiari della Fondazione CRT».   

Sherlock vola a Londra
Il team di Sherlock non sta con le mani in mano e promette di uscire in produzione già nella seconda metà di questo anno. Intanto amplia i suoi confini e sbarca a Londra dove la scorsa settimana è stato ospitato dalla Camera dei Comuni e ha presenziato al Parlamento della capitale britannica. Ma c’è di più perché domani presenterà Sherlock sempre a Londra al «London Bike Show», un'enorme esposizione di bici delle marche più conosciute e teatro delle principali innovazioni e tecnologie legate al mondo delle due ruote. E, diciamolo, sono soddisfazioni.