28 febbraio 2017
Aggiornato 15:00
dal politecnico di torino

Fertilizzanti bio dagli scarti di lana, dall'idea alla startup

Fertilana ha sviluppato un processo in grado di degradare la struttura base della lana (che è una proteina) per ottenere un prodotto fertilizzante, utilizzabile anche in agricoltura biologica

Fertilizzanti bio dagli scarti di lana, dall'idea alla startup (© )

BIELLA - Trasformare la lana in un fertilizzante bio, in modo tale che possa essere utilizzato in agricoltura. Un modo innovativo di concepire i prodotti che la fauna ci offre, quelli che solitamente vengono definiti scarti, riutilizzandoli per dare vita a componenti completamente nuovi. E’ questo ciò che fa T.C.P. Engineering, startup innovativa nata all’interno del Politecnico di Torino, che dopo 3 anni di lavoro sul progetto europeo Life+GreenWoolF, ha creato il suo progetto Fertilana. «In questo periodo di tempo - ci racconta Alberto Pezzin, uno dei fondatori di Fertilana -, oltre ad aver messo a punto il processo e verificato i prodotti che potevamo ottenere abbiamo anche partecipato a diverse fiere e dimostrazioni in varie parti d’Italia e d’Europa durante le quali abbiamo notato che vi era molto interesse per l’idea sviluppata in quanto, in un’ottica di economia circolare, portava a valorizzare quello che ad oggi è uno scarto che dovrebbe essere smaltito in discariche autorizzate con i conseguenti costi per gli allevatori».

Dagli scarti di lana ai fertilizzanti bio
Utilizzare gli scarti per creare prodotti nuovi e utili. L’economia circolare sta raccogliendo nell'ultimo periodo un interesse sempre più consistente e si stima che nei prossimi anni possa portare alla creazione di 600mila nuovi posti di lavoro. «L’idea alla base di Fertilana è di degradare la struttura base della lana (che è una proteina) e di ottenere un prodotto fertilizzante che può essere impiegato anche in agricoltura biologica in quanto durante il nostro processo non facciamo uso di sostanze chimiche - ci spiega meglio Alberto -. Al momento ci stiamo concentrando sulla promozione dell’idea presso i consorzi di allevatori, i produttori di fertilizzanti e gli enti pubblici in modo da evidenziare le potenzialità di un possibile recupero e valorizzazione delle lane di scarto con il nostro metodo».

Non solo scarti
Ma questo non è l’unico progetto che Alberto e il suo team hanno in mente. Quando si parla di startup, infatti, non è insolito imbattersi in imprese che mirano il più possibile ad espandere le proprie conoscenze anche in ambiti più o meno affini al progetto originario. Fertilana sta, infatti, lavorando anche su un processo di tintura dei tessuti lanieri che permetta di ottenere elevati risparmi sia in termini di risorse richieste che in termini economici. «Il secondo progetto, invece, riguarda la valorizzazione termica degli scarti di lavorazione dell’industria tessile, indipendentemente dalla loro origine, animale, vegetale o sintetica - continua Alberto -. Anche in questo caso stiamo sviluppando una nuova tipologia di impianto per la gassificazione di questi materiali».

Networking e collaborazione per un’idea
Un progetto nato grazie alle collaborazioni, prima instaurate all’interno di un team solido e, in parallelo, attraverso il network del Politecnico di Torino. «Una delle cose più importanti quando si fa startup è scegliere uno o più soci con cui si abbia già avuto qualche esperienza di collaborazione poiché è fondamentale avere la stessa visione e determinazione per portare a buon fine l’dea. Fondamentale è poi farsi affiancare da professionisti per imparare a redigere un business-plan e valutare i punti deboli in modo da limitare le possibilità di insuccesso - conclude Alberto -. Non ultime le partnership costruite con i Laboratori di Alta Tecnologia Tessile del Politecnico di Torino che sono ubicati a Biella, dove i nostri docenti di riferimento ci sono stati di fondamentale aiuto».