28 febbraio 2017
Aggiornato 15:00
per lui è una bufala

Cosa rischia l'ambiente adesso che c'è Donald Trump

Secondo Trump il riscaldamento globale è un bufala creata per i cinesi. A tutela dell'ambiente nominerà un magnate del petrolio. Cosa rischia (davvero) il nostro pianeta adesso che c'è Trump

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ROMA - A più di una settimana dall’elezione del presidente degli Stati Uniti d’America continuano a farsi i conti tra ciò che potrebbe accadere di buono (sono in pochi a sostenerlo, in effetti) e ciò che, invece, rappresenta un grosso rischio per l’intero pianeta. E l’accezione intero pianeta calza proprio a pennello se consideriamo uno degli argomenti più caldi e dibattuti negli ultimi anni su scala internazionale: il riscaldamento globale. Che idee ha, a tal proposito, Donald Trump e cosa rischia il nostro pianeta?

I rischi per l’ambiente con Trump presidente
Sappiamo che la campagna di Donald Trump è stata caratterizzata da un programma molto forte e da manifestazioni al limite della democrazia e del rispetto umano. Dopo la politica estera, una delle preoccupazioni maggiori del programma del neo presidente riguarda proprio il suo (non) interesse nei confronti del cambiamento climatico. Lo ha dimostrato non facendone parola durante i dibattiti televisivi con Hilary Clinton e, soprattutto, pubblicando alcuni tweet che lasciano ben intendere la sua posizione nei confronti del riscaldamento globale, soprattutto all’alba dell’accordo di Parigi che punta a frenare l’innalzata delle temperature a non più dei fatidici 2 gradi.

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Una bufala per i cinesi
Mentre personaggi come Leonardo Di Caprio producono e realizzano documentari sull’impatto che il cambiamento climatico potrebbe generare sull’ambiente e le persone («Before The Flood»), il presidente degli Stati Uniti dichiara apertamente che la Nazione sta spendendo soldi su una bufala: è così che Donald Trump considera il riscaldamento globale, una bufala creata per i cinesi. Eppure fu proprio lui (insieme ai suoi figli) a inviare nel 2009 una lettera aperta al presidente Obama, nella quale venivano auspicate «misure significative ed efficaci per combattere il cambiamento climatico, una sfida immediata che gli Stati Uniti ed il mondo si trovano di fronte».

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L’accordo di Parigi
Di fatto l’escursus di Trump sul cambiamento climatico è piuttosto bizzarro: si è partiti da "Il cambiamento climatico esiste, è causato dall'uomo ed è un problema serio", si è passati da "Non esiste, è una bufala creata da e per i cinesi", e si è arrivati a "Esiste ma non è causato dall'uomo». Il tutto nel giro di pochi anni, come testimoniano i tweet che trovate sparsi all’interno della pagina. Eppure se Donald Trump decidesse di non rispettare gli accordi del patto di Parigi e inducesse suoi alleati a fare altrettanto, la temperatura media globale potrebbe aumentare di 4 gradi o più entro la fine del secolo, con conseguente scioglimento della maggior parte dei ghiacci della Groenlandia e dell’Antartide, tra l’altro già iniziato, l’innalzamento dei livelli degli oceani e lunghi periodi di siccità.

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Rischio per gli oceani
Anche i nostri oceani sono a rischio e non solo per le tonnellate di plastica che già ogni giorno siamo in grado di buttarci dentro. E’ molto probabile, infatti, che Donald Trump nomini Myron Ebell, un lobbista del petrolio, ovviamente negazionista, a capo dell’EPA, l’Agenzia americana per la protezione dell’ambiente. Un magnate del petrolio incaricato di tutelare l’amnbiente: un vero e proprio paradosso che rischia di distruggere quel poco che ancora resta della fauna e della flora marina. Insomma, i punti di partenza sono tutt’altro che rosei. Ora toccherà all’opposizione una marcia in più.