19 gennaio 2017
Aggiornato 22:00
Crowdfunding

Giudici (SiamoSoci): «L'Italia è pronta per investire in startup»

L'Italia ha bisogno di investimenti alternativi. Puntare sul crowdfunding e sulle startup può essere una buona opportunità. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Dario Giudici di SiamoSoci. Ecco cosa ci ha raccontato.

Dario Giudici (© Credits photo courtesy of SiamoSoci)

ROMA - «Il settore crowdfunding promette molto bene, non vedo perché l’Italia non debba dare una possibilità a chiunque voglia occuparsi dei propri investimenti, di poter considerare le startup uno strumento su cui investire». A parlare è Dario Giudici, CEO di SiamoSoci, uno dei più autorevoli operatori di equity crowdfunding del nostro Paese.

Quando il crowdfunding ancora non c’era
Una storia iniziata quando in Italia il crowdfunding ancora non c’era, nel 2011, e l’esigenza di Dario e dei suoi soci era quella di creare una rete capace di mettere in contatto le startup che non riuscivano a trovare i fondi per il proprio progetto e i business angels che erano interessati a investire. E in 5 anni di attività, SiamoSoci è riuscita a raccogliere 3800 startup registrate sul sito e 2000 business angels per 18mila utenti complessivi. Se, inizialmente, le campagne delle startup sulla piattaforma erano volte a dare visibilità al progetto e a formare dei piccoli club deal di investitori che mettevano risorse per poche decine di migliaia di euro, è apparso a Dario e ai suoi soci che tale meccanismo aveva un grande limite, quello di essere destinato solo ai business angels e quindi circoscritto a quelle persone che già conoscevano nel dettaglio l'ecosistema delle startup.

Cos’è Mamacrowd
E’ così che SiamoSoci ha ideato Mamacrowd, piattaforma di equity crowdfunding che permette a chiunque, anche a chi non ha alcuna competenza specifica in tema startup, di investire in questo nuovo ecosistema, per farlo crescere. In questo modo è possibile selezionare le aziende su cui si vuole puntare: «Inoltre - continua Dario - è possibile fare l’investimento direttamente online, senza bisogno di avere alcuna contrattazione diretta con il fondatore della startup, cosa che, invece, avveniva precedentemente». Ma la parola d’ordine qui è diversificazione: «Il più grande consiglio che posso dare a un investitore - spiega Dario - è quello di fare molti investimenti: il crowdfunding ora lo consente e sulle startup la diversificazione non inficia un potenziale rendimento elevato». In questo modo si riduce notevolmente il rischio, soprattutto se si scelgono startup di diverse tipologie e settori.

La diversificazione negli investimenti
Ed è così che ad aprile 2016 è stata aperta la prima campagna di crowdfunding (che è ancora possibile finanziare) con Club Italia Investimenti 2, Club che annovera ben 64 startup già precedentemente supportate dai maggiori incubatori e acceleratori italiani. «Si tratta della prima campagna di questo tipo in Italia - commenta Dario - che ha attratto già molti investitori, segno che la diversificazione rappresenta un’ottima opportunità». Ma il vero valore aggiunto di Mamacrowd è un altro, la possibilità di investire di investire in (una) startup dall’alto potenziale. «E’ per questo che noi accettiamo prevalentemente startup che hanno già effettuato un percorso di accelerazione o di incubazione o che abbiano già validato il loro prodotto o servizio e che possano dimostrarci di avere un mercato tangibile». Già, perché uno dei principali obiettivi di Dario e dei suoi soci è quello di salvaguardare l’interesse di chi investe. Per farlo ci sono le partnership con ben 22 acceleratori/incubatori italiani e la scelta di società già costruite e validate. «La frase che le startup mi dicono spesso quando si approcciano alla nostra piattaforma - scherza Dario - è ‘Vorrei ma non posso, non sono ancora pronto per SiamoSoci’».

Gli investimenti alternativi
Eppure in Italia, ciò che fanno ancora fatica a trovare le startup sono proprio i finanziamenti, ma non tutti la pensano così. «Credo che il mercato sia pronto - conclude Dario -. Ormai è evidente l’esigenza di fare investimenti alternativi rispetto a quelli tradizionali fatti finora. E sicuramente l’ecosistema startup è quello più indicato, perché si investe sulle aziende, sulle persone, contribuendo ad una crescita economica sana del nostro Paese».