21 febbraio 2017
Aggiornato 15:00
sfera waterfood

BeeCoFarm, l'incubatore Agri Tech che lancia la super serra

Un incubatore verticalizzato sull'Agri Tech per trasmettere la cultura d'impresa nel settore primario e una serra supertecnologica per sfidare l'aumento della popolazione e produrre di più conservando qualità e sicurezza

La serra WaterFood (© Credits photo courtesy of BeeCoFarm)

GROSSETO - Un programma di accelerazione e di sostegno per le PMI e le startup, per valorizzare il territorio della Maremma e connetterlo con l’Europa. Si chiama BeeCoFarm, è il primo coworking della Maremma, il primo incubatore verificato, il primo percorso di accelerazione della zona che valorizza il capitale umano e si verticalizza sull’Agri Tech, un settore che, mai come oggi, ha bisogno di stare al passo con i tempi e di innovarsi. Ma come?

BeeCoFarm, l’incubatore dell’Agri Tech
«Mi piace definire BeeCoFarm come una fattoria di api che collaborano - ci racconta Luigi Galimberti, fondatore di BeeCoFarm -. In un settore come quello primario, dell’agricoltura, c’è bisogno di confronto e di discussione per innovare. E’ troppo facile dire alle PMI di internazionalizzarsi quando, non si insegnano davvero gli strumenti per farlo. Questa è la nostra missione: creare tutte quelle condizioni affinché possano nascere delle startup e si possa costruire una cultura d’impresa anche in agricoltura». Da una parte le PMI che vengono accompagnate in un percorso che va dal riposizionamento commerciale, al marketing e alla finanza strutturata; dall’altra il percorso di accelerazione per startup con servizi volti non solo alla validazione del business model e del prodotto, ma soprattutto alla validazione del team: «Da BeeCoFarm non escono solo startup, ma veri e propri startupper - ci dice Luigi - perché il capitale umano viene prima di tutto». BeeCoFarm, infatti, nasce dagli imprenditori - con una forte passione ed esperienza in agricoltura - per altri e futuri imprenditori caratterizzati dallo stesso amore per la terra.

La Sfera WaterFood
La prima startup lanciata da BeeCoFarm è proprio all’insegna dello spirito innovativo e Agi Tech. Si chiama Sfera-Waterfood ed è una serra ipertecnologica che permette di produrre ortaggi utilizzando il 10% di acqua e terreno necessari in terra aperta per produrre il 15% di ortaggi in più. Una vera e propria serra idroponica di 13 ettari di estensione dove è possibile produrre senza pesticidi, monitorare e mantenere tutte quelle condizioni ideali di temperatura e di luce tali per la produzione. Un progetto innovativo che, peraltro, ha ottenuto un finanziamento di 150mila euro da Oltre Venture, società di venture capital sociale in Italia. «Siamo davvero molto felici che un fondo di investimento abbia puntato sul settore primario - continua Luigi - quando molta attenzione ultimamente viene data al settore Food. E speriamo che questo investimento apra la strada anche qui in Italia ad altri capitali». BeeCoFarm, inoltre, lancerà a breve una call for idea per raccogliere i 5 progetti innovativi più belli e inserirli all’interno del loro percorso di accelerazione. «L’obiettivo è quello di allargarci sempre più - spiega Luigi - ma soprattutto farlo in modo che si costruisca davvero una cultura d’impresa legata a questo settore».

(© Credits photo courtesy of BeeCoFarm)

La sfida: l’aumento globale della popolazione
Di fatto l’idea di Sfera nasce da una sfida a cui l’umanità tutta è chiamata ad affrontare: quella dell’aumento globale della popolazione che si stima dovrebbe raggiungere i 9 miliardi nel 2050. Ed è qui che l’innovazione può davvero intervenire non solo per produrre di più, ma soprattutto per farlo in modo consapevole, utilizzando al meglio le risorse disponibili: «Per far fronte all’aumento della popolazione mondiale l’industria alimentare ha puntato molto sulla chimica e sulla genetica per produrre di più - ci dice Luigi -. Utilizzando le tecnologie di cui disponiamo in modo positivo riusciremmo a produrre maggiori quantità di cibo senza abbandonare il concetto di qualità e, soprattutto, evitando di produrre prodotti geneticamente modificati che vanno a minare anche la sicurezza alimentare». Insomma, produrre in modo intensivo, non significa necessariamente lasciare da parte qualità e sicurezza, ma ottimizzare le risorse, utilizzandole in modo più consapevole, per tutti.