19 gennaio 2017
Aggiornato 22:00
giornata mondiale della terra

Earth Day, a Parigi l'accordo ONU per salvare la Terra

L'obiettivo è ridurre o almeno limitare l'innalzamento della temperatura. Domani la Giornata mondiale della Terra

Accordo ONU a Parigi (© Shutterstock.com)

ROMA - Proprio domani, in occasione della Giornata della Terra, i rappresentanti di 160 Paesi si ritroveranno al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite per apporre la firma a quel documento che dà inizio alla fase operativa, che porterà l'economia mondiale a voltare le spalle alle energie fossili per tentare di arrestare il riscaldamento climatico. Se da un lato la cerimonia della firma ha quindi una funzione simbolica molto forte, questa sarà anche l'occasione per consolidare e avviare la dinamica dell'accordo di Parigi.

A Parigi l’ONU per la Terra
Innalzamento della temperatura globale "ben al di sotto dei 2 gradi centigradi", picco delle emissioni, revisione degli impegni dei governi, aiuti finanziari: per mettere d'accordo tutti i Paesi presenti a Parigi nel dicembre scorso, il testo sul clima, faticosamente redatto e ultimato il 12 dicembre scorso, ha fissato un quadro molto ampio per la lotta contro il riscaldamento climatico, lasciando diversi punti in sospeso. "La nostra generazione - ha ricordato il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon - è la prima che può mettere fine alla povertà nel mondo, ma è anche l'ultima che può agire per evitare cambiamenti climatici catastrofici": questo significa che la riduzione dei gas a effetto serra deve essere fatta in tempo utile per evitare un innalzamento delle temperature che rischia altrimenti di causare danni irreversibili.

Limitare l’aumento di temperatura
Innanzitutto la comunità internazionale si è impegnata a limitare l'aumento della temperatura "il più possibile sotto ai 2 gradi e a proseguire gli sforzi per limitarlo fino a 1,5 gradi». Questa seconda menzione è merito di una dura lotta condotta dai paesi più poveri e più esposti alle conseguenze di un innalzamento del livello del mare. Ma molti dubitano della fattibilità di questo obiettivo. Secondo l'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) sarà necessario ridurre le emissioni fra il 40 a 70% tra il 2010 e il 2050 per restare sotto 2 gradi. "Più anidride carbonica nell'atmosfera equivale a più povertà. Non possiamo assicurare uno sviluppo sostenibile senza lottare contro i cambiamenti climatici; e non possiamo lottare contro i cambiamenti climatici senza affrontare le cause profonde della povertà, delle ineguaglianze e dei modelli di sviluppo non sostenibili", ha dichiarato Christiana Figueres, segretario esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC).

22 aprile Giornata mondiale della Terra

22 aprile Giornata mondiale della Terra (© Shutterstock.com)

Trasformazione verso le energie pulite
La concretizzazione dell'Accordo di Parigi sul clima impone delle tappe di decarbonizzazione senza precedenti. I 15 anni che mancano al 2030 dovranno produrre dei risultati senza precedenti in termini di benessere mondiale ed eradicazione della povertà e questo sarà possibile solo con una trasformazione massiccia verso le energie pulite. Sarà impossibile mettere fine alla povertà se la curva delle temperature salirà in modo incontrollato: le emissioni mondiali di gas a effetto serra devono culminare entro il prossimo decennio e diminuire rapidamente in seguito per raggiungere, prima del 2010, un equilibrio in cui gli ambienti naturali come le foreste riusciranno ad assorbire le emissioni prodotte dall'uomo. "La crescita - ha spiegato con forza Figueres - può e deve essere dissociata dal consumo di combustibili fossili e dalle sue conseguenze. L'unica via plausibile dopo Parigi è indirizzare l'ingegno umano, l'innovazione e la tecnologia verso una crescita e uno sviluppo sostenibile a bassa produzione dei anidride carbonica». L'accordo inoltre non prevede obiettivi vincolanti declinati per Paese, come nel Protocollo di Kyoto, ma indica "un tetto delle emissioni nei tempi più brevi possibile", seguito da "ulteriori riduzioni». Su 195 paesi, solo 189 hanno presentato a Parigi delle misure per limitare o ridurre le loro emissioni entro il 2025 o 2030: impegni che eviteranno gli scenari catastrofici previsti nel caso non vi fossero interventi di alcun genere, ma che comunque porterebbero, se tali dovessero restare, a un innalzamento di 3 gradi nel 2100.

Un cambiamento a tappe
Da qui la necessità di rivedere gli impegni, ma questa prima revisione è stata fissata solo per il 2025, troppo tardi se si vuole rispettare l'obiettivo dei 2 gradi. Per questa ragione, su base volontaria, è stata fissata un'altra data, il 2018, per fare un primo bilancio collettivo. Ma intanto sono necessarie ancora due tappe perché l'accordo entri in vigore: dopo la firma del 22 aprile all'Onu (che resterà aperta fino all'aprile 2017) deve seguire la ratifica, in base alle diverse normative nazionali. Formalmente l'accordo di Parigi deve essere stato ratificato da 55 paesi che rappresentino il 55% delle emissioni mondiali di gas a effetto serra. Un'entrata in vigore rapida, entro il 2017 o al massimo 2018, permetterebbe di inviare un messaggio politico, molto importante. Vi è poi il punto degli aiuti finanziari ai paesi del sud, e questi stono chiamati a comunicare "ogni due anni le informazioni sull'appoggio che è stato fornito loro». Il testo dispone che la somma di 100 miliardi di dollari l'anno sia solo la base di partenza, poiché un nuovo obiettivo deve essere fissato entro il 2025. Secondo l'Ocse solo il 16% degli aiuti finanziari sono rivolti oggi all'adattamento delle strutture dei paesi piu vulnerabili ai cambiamenti climatici. Inoltre, l'accordo incoraggia alcuni paesi cosiddetti emergenti, come la Cina, oltre alla Corea del Sud e a Singapore, a contribuire al sostegno finanziario di quelli più poveri.