23 gennaio 2017
Aggiornato 19:30
Economia circolare

Funghi Espresso, coltivare funghi con i fondi di caffè

Funghi Espresos è stata selezionata dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MIPAAF) tra le 25 startup agricole più innovative d’Italia

Soci fondatori (© Credits photo courtesy of Funghi Espresso)

FIRENZE - Produrre funghi utilizzando i fondi di caffè provenienti dai bar e dai ristoranti del territorio come substrato per la coltivazione. E’ questo ciò che fa Funghi Espresso startup innovativa nata dalle menti di due soci Antonio di Giovanni, Vincenzo Sangiovanni e in parte finanziata successivamente da Tomohiro Sato che hanno fatto del riutilizzo un vero e proprio business, ispirandosi alla teoria della Blue Economy (teoria sviluppata dall’economista Gunter Pauli), dove gli scarti di un ciclo produttivo sono riutilizzati in altri cicli produttivi, in un effetto chiamato a «cascata». Ogni anno vengono prodotte oltre 300mila tonnellate di fondi di caffè: uno scarto che questi giovani startupper hanno deciso di trasformare in risorsa.

(© Credits photo courtesy of Funghi Espresso)

Cos’è Funghi Espresso
«Di fatto il nostro lavoro consiste nell’unire il fondo di caffè e il pergamino del chicco insieme al micelio del fungo in modo tale da costituire un substrato ideale dal quale poi nascono i funghi - ci racconta Antonio di Giovanni -. Abbiamo poi pensato di specializzarci anche nella produzione di un substrato pronto per la coltivazione di funghi da vendere come kit e quindi già provvisto di micelio». I sistemi produttivi quindi non sono visti in modo distinto e separato gli uni dagli altri, ma in modo integrato dove gli scarti provenienti da un ciclo produttivo possono essere recuperati o riciclati in un altro ciclo produttivo per generare nuova energia, nuova ricchezza e nuovi posti di lavoro. Peraltro, il substrato, una volta finita la coltivazione, diventa un ottimo ammendante organico per l’agricoltura, chiudendo così il ciclo del caffè.

Il kit per usare il proprio fundo di caffè
Funghi Espresso però non si limita alla semplice produzione di funghi o di un substrato con il riutilizzo dei fondi di caffè. Il progetto, infatti, ha una portata anche sociale, ispirata al concetto di «Urban Farming» ovvero «Fattoria Urbana», dove la produzione agricola è situata nei pressi della città per il riutilizzo ottimale degli scarti che questa produce. «Abbiamo avuto molte richieste da parte di persone che volevano cimentarsi nella coltivazione di funghi ma non avevano lo spazio per farlo - continua Antonio - e così abbiamo pensato a due soluzioni». Entro l’estate Funghi Espresso lancerà un kit fornito di substrato e micelio, sprovvisto però di fondo di caffè, in modo tale che sarà l’utente a utilizzare i propri scarti e sperimentare la coltura direttamente a casa propria.

(© Credits photo courtesy of Funghi Espresso)

Anche un progetto sociale
Ma c’è di più perché Funghi Espresso l’ha pensata davvero in grande. «L’idea è quella di creare un container facilmente trasportabile e dotato di tutte le tecnologie necessarie per la coltivazione dei funghi anche in città - precisa Antonio -. Un modulo che può essere posizionato nelle zone periferiche dell’agglomerato urbano oppure sotto i ponti, in vecchi capannoni». L’obiettivo è quello di sensibilizzare la cittadinanza verso il concetto appunto di «Urban Farming» e invogliare le istituzioni a considerare questo progetto anche sul piano sociale. Attività di questo tipo, infatti, potrebbero essere facilmente rappresentare un’innovazione sociale nelle scuole, nelle carceri o nelle associazioni. «In un sistema produttivo dove viene meno la tracciabilità dei prodotti e dove le persone sanno sempre meno cosa mangiano - conclude Antonio - progetti di questo genere aiutano ad avere maggiore consapevolezza e potrebbero addirittura creare dei nuovi posti di lavoro». L’invenzione è ancora in fase di sviluppo e analisi presso l’Impact Hub di Firenze, ma è molto probabile che potremmo trovarci il container per la produzione di funghi nella nostra città molto presto. Per far sì che l'idea diventi concreta possiamo altresì contribuire economicamente: il progetto del container è infatti su Eppela, la piattaforma di crowdfunding. L'importo è davvero esiguo, 15mila euro: gli diamo una mano?