30 settembre 2016
Aggiornato 06:30
Fare impresa

I Love Italian Food, quando il Made in Italy diventa social

Come il mondo del cibo diventa social. Come una pagina Facebook del Made in Italy riesce a raccogliere un milione di followers. L'intervista ad Alessandro Schiatti, co-fondatore di I Love Italian Food

L'intervista al co-fondatore di I Love Italian Food (© I Love Italian Food)

REGGIO EMILIA - C’è chi dedica al cibo buona parte della sua vita. Non si tratta solo di gustare i prodotti della nostra terra, ma di curarli, coltivarli e innovarli per far sì che la tradizioni non vengano perdute neppure oggi, quando la società è bombardata dal fast food e dalle grandi catene che ci rifilano di fatto cibo spazzatura. Una sfida non solo sul piano salutare, ma anche etico e sociale. Perché siamo nella patria del cibo per eccellenza, tanto che il Made in Italy è diventata una vera e propria garanzia in tutto il mondo. Tanti gli startupper che hanno scelto di focalizzare la loro impresa nel settore del food innovation. Quella di I Love Italian Food è una storia di passione, tenacia e amicizia, partita dall’Emilia Romagna ed estesa oggi a livello internazionale, con oltre un milione di follower solo su Facebook e che ha registrato 320 milioni di contatti solo nell'ultimo trimestre del 2015, distribuiti in tutto il mondo, per il 95% all’estero. Abbiamo avuto il piacere di parlare con Alessandro Schiatti, socio-fondatore di I Love Italian Food. Ne è uscita una bella chiacchierata, un po’ come prendere un caffè con un amico.

Come nasce I Love Italian Food e come si sviluppa negli anni?
Nasce da un'idea di Marco Bonini a partire dalla sua passione per il cibo italiano e dal desiderio di comunicarlo sui social network. Comincia a condividere le ricette della tradizione, i piatti fotografati al ristorante e le eccellenze italiane nelle gastronomie. Post dopo post la pagina si trasforma in una vera e propria community internazionale. Nel 2013, ho incontrato Marco e nasce l’idea di costituire l’Associazione Culturale per promuovere il vero cibo italiano nel mondo, dando alla pagina Facebook un’identità anche fiscale, senza tradirne però lo spirito che l’ha fatta crescere.

Chi si cela dietro I Love Italian Food? Qual è la storia personale di Alessandro Schiatti che l'ha portato a creare un portale di tali dimensioni?
La mia carriera nasce nel settore food, e poi negli anni mi sono dedicato al social media marketing e agli eventi internazionali. A quarant’anni ho incontrato I Love Italian Food e deciso di cambiare vita, dedicandomi completamente a questo progetto. Ma dietro ad I Love Italian Food si nascondono in realtà migliaia di persone, perché si tratta di un progetto partecipato, nel quale tutto nasce dal contributo del network internazionale, dagli articoli del sito fino ai contenuti degli eventi.

(© I Love Italian Food)

Che cos'è il progetto 100per100 italian Brand e come si sviluppa?
E’ il tentativo di superare, grazie ai social network, tutti gli ostacoli che impediscono di far riconoscere, in modo chiaro, i veri prodotti Made in Italy. Resta un’utopia l’obiettivo di trovare un accordo condiviso sul marchio Made in Italy da apporre sui prodotti, ma milioni di consumatori nel mondo vorrebbero riconoscere e scegliere i veri prodotti di filiera italiana. Per questo nasce 100per100 Italian Brand, un database che vorrebbe contenere, gratuitamente, tutti i veri prodotti made in Italy. Con due semplici regole: materie prime italiane e produzione fatta in italia. Le aziende certificano e la community vigila.

Come l'innovation e social food stanno cambiando il modo di concepire la cucina?
Il fenomeno è trasversale a tutti gli aspetti della nostra vita. La possibilità di creare contenuti in modo semplice e di poterli condividere con il mondo interno in modo ancora più semplice, sta cambiando il mondo. Parlando di cibo, c'è chi sostiene che ci sia una sovraesposizione, forse per alcuni aspetti, ma credo che oggi sia per tutti molto più semplice accedere ai segreti delle varie cucine internazionali o scoprire come gestire una dieta normale per persone affette da allergie e intolleranze. E questo permette ovviamente anche alla cucina italiana di arrivare là dove fino a ieri non riusciva. Consideriamo che tra le prime 10 città che seguono la nostra pagina, oltre a New York e Londra, ci sono Teheran e Bangkok.

I Love Italian Food conta oltre un milione di followers. Quali sono i segreti per creare una community internazionale e quanto è importante saper fare community per una buona impresa?
I segreti sono pochi, anzi, uno solo: la passione per la cucina Italiana. Il food made in Italy è amato in tutto il mondo e la nostra pagina, vera e non commerciale, è stata il naturale catalizzatore per tutti gli amanti del cibo italiano nel mondo.

Che consigli darebbe a chi vuole approcciarsi al mondo del social food?
Creare un progetto con tutta la passione possibile, perché crediamo che sia l’unico modo per parlare di cibo.